
Istituita nel 1981 dall’ONU per promuovere l’inclusione delle persone diversamente abili, la Giornata Mondiale della disabilità di quest’anno, in piena pandemia, deve essere ancora più sentita: le discriminazioni e l’indifferenza in ragione della contingenza sanitaria sono infatti più gravi e sensibilmente peggiorate come portata.
Il tema che l’ONU ha scelto per il 2020 è: “Ricostruire meglio: verso un mondo post Covid-19 inclusivo della disabilità, accessibile e sostenibile”.
L’Organizzazione mondiale per la sanità stima che il 15% della popolazione di tutto il mondo convive con la disabilità, stato che comporta una oggettiva maggiore difficoltà ad accedere all’assistenza sanitaria, al lavoro e all’istruzione.
“Le persone con disabilità che sono circa un miliardo in tutto il mondo – riporta l’Onu – sono uno dei gruppi più esclusi nella nostra società, tra i più colpiti in questa crisi in termini di vittime, ecco perché è necessario un approccio integrato per garantire che le persone con disabilità non siano lasciate indietro”.
In Italia, secondo uno studio Istat, ci sono più di 3 milioni di persone disabili pari al 5,2% dell’intera popolazione; le persone che vivono con gravi limitazioni sono circa 1,5 milioni e sono anziani; 6 disabili su 10 sono donne.
Queste persone vivono in una condizione di inferiorità di diritti quando avrebbero diritto viceversa – per la loro condizione di salute – ad una posizione di vantaggio normativo (che è cosa ben diversa dal privilegio); tutto ciò provoca inevitabilemente nella quotidianità della vita, un peggioramento complessivo delle loro condizioni di esistenza.
Quando invece, un trattamento paritario e diritti riconosciuti, sarebbero utili a fornire un minimo compenso alla disabilità ed una vita più dignitosa e di qualità.
Oggi più che mai in questo momento in cui il Coronavirus mette a dura prova l’intero pianeta, è necessario puntare sull’inclusione sociale delle persone disabili a tutela dei più indifesi e bisognosi.
Per un tema così impegnativo ed importante, certamente la scuola può fare molto; in questo senso, la ministra Azzolina sottolinea: “La giornata del 3 dicembre deve ricordarci l’importanza di valorizzare ogni individuo e di abbattere le barriere che limitano diritti imprescindibili, come l’accesso alle strutture sanitarie, all’istruzione e alle opportunità lavorative, attraverso il potenziamento dei servizi di informazione e di tutti i servizi essenziali, rimuovendo gli ostacoli che quotidianamente le persone con disabilità sono costrette ad affrontare”.
Con l’invito – prosegue la nota – per studentesse e studenti, docenti, dirigenti scolastici e famiglie a: “Promuovere e realizzare azioni di sensibilizzazione per sostenere e difendere i diritti delle persone con disabilità e promuovere la rimozione di tutte le barriere che ne ostacolano lo sviluppo, affermando il pieno rispetto della dignità umana, sempre e per ciascuna persona”.
Alberto Porcu Zanda
