
È questo il messaggio inviato tramite whatsapp da Ibrahim Al Sabagh, il parroco di San Francesco, la chiesa latina di Aleppo Ovest.
“Dopo lunghe trattative fra esercito e milizie armate, i gruppi ribelli hanno consegnato le armi e sono usciti dalla parte est della città. Allora, l’esercito ha annunciato la notizia: Aleppo, si può considerare città sicura. Appena è arrivata la notizia, tutte le moschee hanno alzato la voce e tutte le chiese di Aleppo, quelle che hanno ancora il campanile, hanno suonato a lungo. Un sogno si è realizzato, due giorni prima della nascita del Re della pace.”
La notizia, accolta con gioia da migliaia di aleppini e con sollievo da tanti nel mondo, segna la svolta dopo oltre 4 anni di assedio della città e quasi 6 di guerra in tutto il paese. Il 22 dicembre intorno alle 20.00, è partito l’ultimo autobus che portava via da Aleppo i jihadisti. Finalmente la città potrà respirare, si è scatenata la festa con tantissime famiglie, di ogni religione, vogliono dimostrare che la città è tornata normale. Ora bisogna al più presto aiutare le famiglie uscite da Aleppo, terrorizzate, affamate che hanno subìto ogni forma di violenza e ridotte allo stremo dai jihadisti, e poi bisogna pensare alle decine di migliaia di sfollati nel campo profughi di Jibrin. Il vero problema sarà la ricostruzione dell’uomo, prima ancora degli edifici, recuperare la fiducia e la possibilità di vivere tutti insieme, Aleppo est e Aleppo ovest, ed eliminare al più presto quella ideologia inculcata, dell’uccidere in nome di Dio.
E il marchio di Vladimir Putin sulla più importante vittoria dell’esercito siriano nel conflitto cominciato quasi sei anni fa. Il presidente Bashar al-Assad, giovedì, ha sottolineato il contributo di Russia e Iran, per un successo che è «anche il loro». Ieri il presidente russo ha ribadito il concetto, rilanciato i colloqui di pace a tre, fra Mosca, Ankara e Teheran, per arrivare a una tregua in tutta la Siria. Si terranno ad Astana. Assad rimane ai margini in quelle che saranno trattative per i futuri assetti del Medio Oriente, ma non è mai stato così saldo al potere e questo può bastare.
Aleppo prima e dopo i bombardamenti:
