Viaggio tra mito e contemporaneità con “Why Clitemnestra Why?” de L’Effimero Meraviglioso, originale spettacolo di teatro e videomapping ispirato a “Clitemnestra o del crimine”, da “Fuochi” di Marguerite Yourcenar in cartellone venerdì 4 agosto) alle 22 in piazza Santo Isidoro ad Allai (OR) per un nuovo appuntamento con la V edizione del Festival Palcoscenici d’Estate organizzato dal Teatro del Segno con la direzione artistica di Stefano Ledda, con il patrocinio e il sostegno della Regione Sardegna e del Comune di Allai (evento realizzato in collaborazione con Intersezioni / rete di festival senza rete).
Sotto i riflettori un’intensa Miana Merisi nel ruolo dell’eroina del mito, sposa (e assassina) del re Agamennone, nell’intrigante rilettura della scrittrice e poetessa francese, che affida a una sorta di confessione davanti a un’ipotetica corte la ricostruzione di un delitto efferato, dove la vendetta per il sacrificio della figlia Ifigenia si intreccia alla ferita dell’abbandono: la donna tradita colpisce con rabbia e disperazione il marito, ritornato dopo dieci anni di guerra insieme con una giovane “strega turca”, nella consapevolezza che l’inesorabile scorrere del tempo ha lasciato solo le ceneri dell’antica passione. La pièce multimediale con drammaturgia e regia di Maria Assunta Calvisi è impreziosita dalle performances (in video) dei danzatori e coreografi Alessandra Corona e Guido Tuveri e dalla voce fuori campo di Luigi Tontoranelli che interpreta frammenti da “Agamennone”, uno dei poemetti di “Quarta Dimensione” di Ghiannis Ritsos, con musiche originali di Thomas Lentakis, costumi di Marco Nateri, video di Ennio Madau e disegno luci di Stefano De Litala, per una mise en scène evocativa e immaginifica, che segue il filo dei ricordi della protagonista, con tutta l’amarezza del rimpianto ma anche le antiche gioie degli inizi della sua lunga storia d’amore.
“Why Clitemnestra Why?” nasce dall’interrogativo inevitabile di fronte a un gesto estremo come l’omicidio, compiuto, secondo la versione resa celebre dall’“Orestea” di Eschilo e ripresa da Marguerite Yourcenar, da Clitemnestra con la complicità del suo amante, Egisto: attraverso le parole dell’artista francese, sulla scena prendono forma alcune delle motivazioni per cui una donna potrebbe giungere a desiderare la morte dello sposo, al punto da impugnare un’arma per eliminarlo dal mondo dei vivi e spezzare così la catena che pare legare i loro destini. In “Fuochi” la figura della figlia di Tindaro e di Leda (nonché sorella di Elena, causa della guerra di Troia e dei Dioscuri) appare come quella di una fanciulla presumibilmente aristocratica o comunque nata in seno all’alta borghesia, allevata e educata in funzione del matrimonio, così tra trasformarsi nella moglie ideale, perfetta padrona di casa e madre affettuosa. Nel ripercorrere il suo passato, come in un lungo flashback che si sdoppia in chiave simbolica sullo schermo, Clitemnestra racconta la prima giovinezza, trascorsa nell’attesa dell’incontro con colui che sarebbe divenuto suo marito, la tenerezza e l’intimità dei primi giorni dopo le nozze, la scoperta della passione, la felicità di sentir lievitare nel grembo le sue creature, fino a quell’ultimo bacio del suo irrequieto compagno, in procinto di partire per una lunga spedizione militare contro una remota città dell’Asia Minore, come condottiero degli eserciti degli Achei.
La guerra di Troia trattiene Agamennone lontano da casa per un periodo interminabile e le notizie dal fronte sono tutt’altro che piacevoli, non tanto per le sorti del conflitto, quanto per le usanze dei soldati e la promiscuità con le prostitute, così che Egisto, il nipote ormai adolescente, diventa per la protagonista «più che un amante, un figlio nato dall’assenza», con i suoi vizi e debolezze, e tutta l’irruenza giovanile, capace semmai di accentuare il senso di vuoto, la mancanza dell’amato, tanto che perfino «l’adulterio rappresenta la forma estrema della fedeltà». Il ritorno del guerriero, tanto atteso e preannunciato dai fuochi dell’alba, senza che in quei dieci anni egli si fosse mai preso una licenza per tornare dai suoi, non segna un giorno di festa ma di lutto: durante i preparativi per celebrare il trionfo e l’arrivo del re vittorioso, Clitemnestra scopre su di sé le tracce dei giorni trascorsi, lo splendore della giovinezza è ormai offuscato, il corpo appesantito, i capelli ingrigiti. Invece della sua antica sposa, il sovrano si vedrà davanti una sconosciuta; e allora la regina si ritrova a sperare in un ultimo abbraccio, arriva al punto di rivelare il tradimento con una missiva che dovrebbe risvegliare la gelosia, così che per ira o in nome dell’onore il marito la stringa per ucciderla con le sue stesse mani, tanto amate. Finalmente una carrozza giunge in città e accanto ad Agamennone appare la schiava che egli ha preteso come preda di guerra, Cassandra, la sacerdotessa di Apollo con il dono di vedere il futuro, e infatti trema davanti a Clitemnestra, già conscia di quel che deve accadere.
Il finale è già scritto, nella spirale insanguinata che segna la stirpe degli Atridi, tra odio e maledizioni, ma le ragioni della moderna eroina in nero di “Why Clitemnestra Why?” sono da ricercare nella potenza invincibile dell’amore per un uomo che è divenuto la sua ossessione, e che che continua a perseguitarla in prigione mentre attende l’inevitabile condanna, e presumibilmente la amerà, la abbandonerà e ritornerà da lei anche nel regno degli Inferi. Nella pièce ricorre il tema tragicamente presente nelle cronache del delitto “per amore”, anche se in una prospettiva capovolta rispetto ai più frequenti femminicidi: Clitemnestra non vendica Ifigenia, o almeno non solo, né cerca di sottrarsi alla punizione per il suo adulterio (peraltro a fronte della vita dissoluta condotta dal marito, tornato a casa con una nuova concubina) ma invece uccide perché ferita dall’indifferenza di colui che a dispetto della lunga assenza, dell’abbrutimento e della vecchiaia – ormai anche lui si mostra «bello come un toro, non più come un dio» – non riesce a smettere di amare, così come non sa rinunciare a lui. Una sorta di delirio, conduce la donna verso la follia e un duplice delitto: la morte di Agamennone, seguita dall’assassinio di Cassandra, le pare necessaria per ritrovare una pace ormai irraggiungibile, perché quell’ombra non smetterà di tormentarla per tutto il tempo che le resta, e nell’ipotesi che esista, per tutta l’eternità.
Giornalista