Cagliari. L’ospedale Brotzu al top per diagnosi e cura dei tumori neuroendocrini

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Cagliari. Fiore all’occhiello nella lotta ai tumori neuroendocrini, la Struttura Complessa di Medicina Nucleare dell’ARNAS (Azienda di Rilievo Nazionale ed Alta Specializzazione) G. Brotzu di Cagliari, è l’unico centro regionale in grado di offrire la terapia con radioligandi, che sta rivoluzionando la cura del cancro a partire da queste rare neoplasie (GEP-NET, tumori neuroendocrini del tratto gastroenteropancreatico), e di seguire i pazienti fin dalla diagnosi. All’avanguardia a livello diagnostico per l’utilizzo delle metodiche PET, il centro si sta preparando a utilizzare i radioligandi anche per il trattamento del cancro alla prostata metastatico, nuova applicazione della RLT (RadioLigand Therapy) ormai prossima all’introduzione nella pratica clinica, mettendo a frutto l’esperienza accumulata, sia in termini di competenze che organizzativi, nella gestione della RLT  nei pazienti GEP-NET.

 “I tumori neuroendocrini sono una patologia subdola, con sintomi variabili e aspecifici che li rendono non facilmente identificabili. – dichiara Michele Boero, Direttore della Struttura Complessa di Medicina Nucleare dell’ARNAS Ospedale Brotzu di Cagliari – La maggior parte di questi tumori nel 40%-50% dei casi viene diagnosticata con molto ritardo, spesso in fase metastatica quando la malattia non è più curabile con la chirurgia e si deve far ricorso al trattamento con gli analoghi della somatostatina. Nei pazienti in cui la malattia va in progressione nonostante la terapia sistemica, – prosegue l’esperto – una delle armi più efficaci a disposizione è proprio la terapia con radioligandi, nuova frontiera della medicina di precisione in ambito medico-nucleare, in grado di ‘taggare’ e colpire insieme le cellule tumorali, distinguendole selettivamente da quelle sane, senza danneggiare queste ultime”.

I radioligandi agiscono sia come “spie molecolari” che come “killer di precisione”: sono infatti capaci di ‘scovare’ le cellule tumorali ovunque si trovino e di annientarle una per una.

In Medicina Nucleare si parla di teragnostica per descrivere questa procedura che prevede l’utilizzo dello stesso tipo di molecola legata a due diversi tipi di radioisotopi che emettono due tipi di radiazioni diverse, uno in fase diagnostica per fare una diagnosi di precisione e successivamente un altro in fase di trattamento per una terapia mirata. Questi radionuclidi nella fase diagnostica si legano ai recettori presenti sulla superficie delle cellule tumorali, individuando la “porta di ingresso” che verrà utilizzata dal radionuclide terapeutico per penetrare all’interno ed irradiare selettivamente le cellule tumorali, risparmiando quelle sane.

“Inizialmente accessibile soltanto come seconda linea di trattamento, oggi, alla luce di recenti e importanti studi clinici, la comunità scientifica si sta orientando sempre più verso la possibilità di anticiparne l’utilizzo con risultati molto incoraggianti, sia in termini di efficacia che di tossicità, con una riduzione  del bisogno di ricovero – sottolinea Boero – Il beneficio più rilevante è che con la terapia con radioligandi si ha un decremento del rischio di progressione della  malattia o di morte pari al 79%, che si accompagna aduna riduzione degli effetti collaterali rispetto alle terapie oncologiche standard, con un impatto molto favorevole sulla qualità di vita dei pazientiQualità di vita che è un vantaggio anche per il sistema, perché si traduce in un minore ricorso ad ospedalizzazioni e cure aggiuntive, spesso costose”.

“Dall’arrivo nel 2019 della PET con Gallio, tecnica specifica per diagnosticare i NET, il nostro centro esegue circa 100 diagnosi ogni anno ma i numeri sono in continuo aumento – afferma Boero – Nella maggior parte dei casi sono individuati pazienti con tumori neuroendocrini del tratto gastrointestinale, tra cui si valuta chi è candidabile al trattamento con radioligandi. Tallone d’Achille nel percorso clinico è però la mancanza di un team multidisciplinare per le malattie rare che va ricostituito – sostiene Boero – L’utilizzo della terapia con radioligandi può essere ottimizzato all’interno di un team in cui si confrontano diverse competenze specialistiche, così da offrire a ciascun paziente il miglior percorso di diagnosi e cura realmente “ritagliato” sui suoi bisogni. Istituzionalizzare l’iter e la composizione del team, sviluppando un documento che definisca con precisione tutti i passaggi della procedura e indichi innanzitutto compiti e responsabilità di ciascuna figura professionale coinvolta, è dunque fondamentale per assicurare la presa in carico di questi pazienti ed il loro accompagnamento durante l’intero percorso di diagnosi e cura, con importanti benefici in termini clinici, economici ed “emotivi”.

“La sfida più intrigante per il futuro è la prospettiva di impiego della terapia con radioligandi nel trattamento del tumore alla prostata. Visti i numeri di questa neoplasia – evidenzia Boero –nettamente superiori rispetto a quelli dei tumori neuroendocrini, sarà necessario uno sforzo organizzativo per garantire questa terapia ai pazienti eleggibili. Stiamo lavorando alla riorganizzazione e siamo fiduciosi di poter sostenere al meglio questo impatto, che richiederà per certo un rimodellamento dei setting assistenziali al fine di assicurare un maggior numero di accessi. Negli anni c’è stato un aumento costante del ricorso alla PET sia come metodica per la diagnosi che per la stadiazione della neoplasia della prostata, e l’arrivo di un nuovo radioligando terapeutico moltiplicherà in modo esponenziale questi numeri: selezionare accuratamente i pazienti da sottoporre a PET–PSMA, esame fondamentale per individuare i pazienti che possono ottenere benefici da questo trattamento, è la sfida per evitare che la diagnosi diventi un collo di bottiglia nell’accesso alle cure – osserva Boero -. Così come la possibilità di erogare la terapia in regime ambulatoriale sarà l’unico modo per far fronte al maggior numero di pazienti, dal momento che la RLT si è dimostrata essere una terapia efficace per una neoplasia a ben più ampia diffusione rispetto ai NET’– conclude l’esperto.

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