

In tempo di pandemia Coronavirus, la Sardegna, come qualsiasi altra regione italiana, è forzatamente vincolata alle rigide disposizioni adottate dal Governo.
Nella fattispecie, ogni cittadino di ogni genere ed età, è tenuto a restare nella propria abitazione limitando le proprie uscite per ragioni di lavoro, salute e di necessità. Ciò non vale evidentemente per ogni professione e in particolare, per gli operatori dei call center alle prese con una mole esagerata di lavoro.
Nell’attuale contesto, la comunicazione digitale è diventato il primario e unico mezzo di contatto sociale e professionale. A garantire tutto questo, ci sono loro, i lavoratori dei call center, operativi per accogliere le richieste di chi è costretto a stare nelle proprie dimore.
Si tratta di una condizione critica che si somma al dramma dei contagi e dei decessi, di per se’ già stressante.
Ecco perchè la Fistel Cisl, insieme alle proprie Rsu e ai rappresentanti dei lavoratori della sicurezza, Chiede che i lavoratori possano lavorare in sicurezza e il nostro impegno, quotidiano e futuro, è quello di vigilare attentamente sul rispetto delle norme in ogni singola azienda delle telecomunicazioni operante in Sardegna.
Ogni lavoratore deve essere fornito di ogni mezzo di protezione come guanti e mascherine a salvaguardia propria e del collega vicino.
Inoltre, ipotizzando conseguenze negative post corona virus, Chiediamo che tutte le aziende si adoperino fin da ora per fronteggiare negativi risvolti economici. A tutte le aziende interessate, vogliamo ricordare che il blocco totale della produzione sulla filiera delle Telecomunicazioni, seppure con in tipologia Smart Working, potrebbe modificare in negativo il già difficile processo occupazionale degli operatori di call center.”
