
Il medico di base, nel momento in cui rilascia i certificati medici, è un pubblico ufficiale. pertanto, ogni costrizione o violenza nei suoi riguardi è aggravata per via del ruolo e della funzione da questi ricoperta. Secondo una sentenza del tribunale di Trento pretendere dal medico di famiglia, con ricatti o minacce, il rilascio un certificato per finta malattia, integra il reato di violenza a pubblico ufficiale. Non è necessaria una minaccia diretta o personale ma è sufficiente l’uso di qualsiasi costrizione, anche solo morale, oppure una semplice minaccia indiretta, ad esempio, il mettersi a gridare e a sbattere i pugni sul tavolo può integrare quella minaccia sufficiente a far scattare il reato. Nel caso trattato a Trento, un dottore, dopo aver sottoposto a visita una paziente vittima di un incidente, riteneva che fosse sufficiente diagnosticare solo cinque giorni di malattia; al contrario, la paziente insisteva per ottenerne almeno 15 e, a tal fine, dopo essersene andata, faceva ritorno nello studio medico accompagnata dal compagno, il quale, con comportamento minaccioso nei confronti del medico, sbatteva i pugni sulla scrivania, gridando che la compagna aveva bisogno di due settimane di malattia. Il tribunale ha dichiarato entrambi gli imputati colpevoli del reato ascritto e li ha condannati.
