
Alla fine la linea di galleggiamento sull’intreccio tra banche e politica sembra prendere corpo e spessore nelle parole del governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ascoltato dalla
Commissione parlamentare presieduta da Pierferdinando Casini: l’interessamento per Banca Etruria da parte di Maria Elena Boschi (ma anche di Renzi) ci sarebbe stato, ma senza sfociare in pressioni a favore del salvataggio di quell’istituto, il cui vicepresidente era proprio il padre dell’allora ministro delle Riforme.
Audizione di Visco in Commissione
Una linea mediana che consente a tutti di ricavarci un pezzo di verità a fini di propaganda elettorale e nel contempo permette allo stesso Visco di recuperare un rapporto con Renzi dopo la mozione parlamentare presentata settimane fa dal Pd per impedire la conferma alla guida di Bankitalia dell’attuale governatore. Renzi, del resto, non aspettava altro per spezzare l’isolamento in cui è precipitato. Il suo ringraziamento a Visco «per le parole di apprezzamento che ha rivolto al mio governo» sanno molto di forzatura anche perché il governatore si era limitato a ricordare i «rapporti di collaborazione con Berlusconi, Monti, Letta, Renzi e Gentiloni». Una sorta di minimo sindacale tra istituzioni. Ma ad un Renzi così malmesso bastano e avanzano per tentare di spacciarle come un riconoscimento. L’audizione, invece, va vista in controluce. La Boschi, dice Visco, non fece pressioni («espresse dispiacere e preoccupazione sulle ripercussioni che l’acquisizione della banca poteva avere sul territorio»), ma poi aggiunge che «ne parlò con Panetta», membro del Comitato di vigilanza. E ne parlò proprio mentre gli ispettori rovistavano nelle carte dell’Etruria, di cui era vicepresidente il padre Pier Luigi. Ma che fosse un intervento improprio lo dice lo stesso Visco ricordando in Commissione la risposta da lui data in occasione del «terzo incontro»sull’Etruria a Renzi e a Boschi, presente anche Del Rio: «Delle questioni della Vigilanza parlo solo con Padoan».
