
Francia-Croazia, l’ultimo atto del Mondiale di Putin. Allo stadio Luzhniki di Mosca la finalissima si gioca davanti a una dozzina tra capi di Stato e di governo.
La Francia è per la prima volta nella sua storia che arriva a una finale di un Mondiale da assoluta favorita: nel 1998, in casa, era il Brasile di Ronaldo ad avere i favori dei pronostici; nel 2006 era cresciuta durante il torneo ma l’Italia anche e arrivavano entrambe in forma. A maggior ragione, stavolta, per la squadra di Deschamps il fine giustifica i mezzi, o semplicemente dopo aver battuto Argentina, Uruguay e Belgio senza mai mostrare il massimo del proprio potenziale, ma senza mai neanche andare effettivamente in difficoltà, questa è la Francia di cui ci si deve accontentare.
Lo sa bene la Croazia, una nazionale che rappresenta solo 4 milioni di abitanti per cui è già un’impresa essere arrivati in Finale: solo l’Uruguay nel 1950 ne aveva di meno, ma in un mondo meno popolato in generale dall’attuale. La squadra di Dalic ha la prima e irripetibile possibilità di fare una delle imprese più grandi della storia dei Mondiali. E se la Francia deve difendendersi da chi gli dice “come” dovrebbe vincere, la Croazia può pensare solo a una cosa: sopravvivere. Così come ha fatto in ogni partita di questa COppa del Mondo, dagli ottavi di finale in poi.
La Croazia è un outsider di lusso, vista la qualità dei giocatori a disposizione, ma non si può dimenticare che arriva da tre supplementari consecutivi, come nessuno prima di loro, con praticamente una partita intera giocata in più rispetto alla Francia. Una situazione inedita, che supera ogni discorso possibile sul giorno in più, giorno in meno di riposo che si fa di solito in questi casi. Subasic, Vrsaljko, Mandzukic e perfino Modric hanno fatto vedere di aver sovraccaricato i propri muscoli nelle ultime partite, tra crampi e altri problemi in campo. E il piano atletico sarà decisivo per la Croazia in finale.
Perché se in un Mondiale l’aspetto mentale è fondamentale – e da questo punto di vista la Croazia non ha nulla da invidiare a nessuno visto il percorso fatto – in una finale conta moltissimo lo stato fisico. Perché si può avere la capacità mentale di superare gli ostacoli, ma se le gambe non vanno c’è poco da poter fare.
