La Sardegna ha una popolazione di 1.575.028 abitanti con età media di 48,4 anni: 253
anziani ogni 100 giovani. I nati al 1° gennaio sono stati 7.695, a fronte di 20.524 decessi.
Tra il 2019 e il 2022, si è registrato un calo di 35mila abitanti, con un decremento della
popolazione del 2,17%. Per il 2023 le previsioni sono ancora più nere. La Provincia di
Oristano registra, nello stesso periodo, un calo di 5mila abitanti, con un valore del 3,19%, il più alto a livello regionale. Degli 87 comuni, 48 sono al di sotto dei 1000 abitanti. Solo
Oristano supera i 10mila abitanti, seguita da Terralba sceso sotto la soglia dei 10mila.
Nelle zone interne la situazione è ben peggiore. Il 36% è costituito da ultra sessantenni
(1/3), il 13% in età scolare il 9,7% (0/19 anni). Il Comune con il maggior numero di ultra
sessantenni è Villa S’Antonio: 333 abitanti: il 51,35%. Seguito da Boroneddu, 154 abitanti
il 50,65%. I comuni con incidenza inferiore sono Arborea al 31% e Palmas Arborea al
28%. Nel decennio 2020 -2030 salirà l’età media del 48,8 %, con gli ultra
sessantacinquenni che saliranno dal 27,1 % al 33,5 %, con calo della fascia 0/14 anni dal
62,9% al 58,5%. La mortalità: dal 13,9% del 2020, si è passati al 13,1% del 2022, con una
proiezione al 2030 del 14,4%. Il tasso migratorio dallo 0,7% del 2020 e passato allo 0,1%
nel 2022, mentre è previsto uno 0,8% nel 2030. Infine il tasso di crescita dallo -9,9%nel
2020 al -8,4% nel 2022, con una previsione all’ 8,9% per il 2030.
Uffici pubblici e servizi.
Gli Uffici postali aperti di continuo sono 50, gli altri a giorni alterni. Le Banche coprono 40 Comuni e le caserme dei Carabinieri operative sono 40. Le Farmacie sono 71.
Sono questi i dati salienti resi noti nella giornata di studi promossa a Sorradile dall’Unione sindacale territoriale e dalla Federazione pensionati di Oristano, e inseriti nella relazione del segretario provinciale pensionati Salvatore Usai.
“Il ruolo dei pensionati è fondamentale soprattutto nei centri dove la loro incidenza è più alta” ha detto Salvatore Usai”. Il reddito della comunità è condizionato dalle pensioni, importantissime per la sopravvivenza di questi paesi. Gli anziani si fanno certo carico dei problemi del territorio, ma con il calo degli abitanti cala il “peso politico” e crescono le difficoltà delle comunità. La Cisl ha storicamente avuto grande attenzione per le periferie “sociali” ossia per quelle categorie che nella società hanno un “posizione di sofferenza “per esempio i pensionati con reddito previdenziale sotto la “soglia della povertà”, nonché per le periferie territoriali, ossia quei territori quali le aree interne ove il disagio sociale e territoriale è più marcato per carenza di servizi. Questo spiega anche la nostra attenzione di oggi, oltre ovviamente all’aspetto principale che è rappresentato dalla rappresentanza che noi abbiamo in queste comunità caratterizzate dallo spopolamento e dalla crisi economica e sociale”.
Il sindaco di Sorradile Pietro Arca, padrone di casa, e di Boroneddu Angelo Mele si sono
detti delusi della Regione ed hanno denunciato le mancate promesse dell’assessorato alla Programmazione attraverso il Pnrr, “Si perdono” ha detto Arca, “risorse indispensabili per favorire il lavoro ed aiutare le aziende e le iniziative locali a frenare lo spopolamento dei piccoli Comuni”. “Occorre partire dalle piccole cose”, ha detto Angelo Mele, “le politiche dei piccoli paesi. I grossi progetti rimangono solo sulla carta. Si parla troppo e si risolve poco”.
Il segretario territoriale della Cisl Alessandro Perdisci ha invece messo in evidenza che le
aree interne hanno subito negli anni il progressivo abbandono da parte dei servizi
essenziali quali banche, poste, scuole, farmacie, trasporti, pubblica sicurezza, sanità e che
ora penalizza le poche persone, soprattutto anziani, che con forza o coraggio resistono.
“La Regione Sardegna, ma anche il Governo Nazionale” ha detto Alessandro Perdisci,
“dovrebbero avviare un potenziamento delle risorse finanziarie, per le aree interne, sul
versante delle infrastrutture materiali ed immateriali, tali da favorire i collegamenti delle
persone, delle merci, ma anche dei dati. “Occorre prevedere, nei programmi della oramai
imminente campagna elettorale”, ha detto Alessandro Perdisci, “interventi a favore delle
aree in via di spopolamento che devono riguardare tutti gli aspetti che abbiamo indicato, dai trasporti al lavoro. Chiediamo un reale impegno del futuro Consiglio Regionale, affinché garantisca una serie di interventi a favore di queste aree, con un programma pluriennale che utilizzi risorse provenienti da fonti di finanziamento regionali, nazionali ed europee. Ancora, prevedere già da questo autunno, prima della prossima manovra finanziaria e di bilancio 2024, un confronto, un dibattito ed una concertazione su questo tema con il sindacato e con gli Enti locali; al fine di realizzare una legislazione di supporto, caratterizzata anche da un intervento di natura fiscale, che abbatta i costi delle famiglie e delle imprese che si localizzano nelle aree interne. E’ vero” ha concluso Alessandro Perdisci, “che la Regione Sardegna ha inserito interventi a favore dello spopolamento nella finanziaria 2023 e più recentemente con successive delibere attuative, ma si tratta di provvedimenti a carattere emergenziale e non strutturale”.
I due consiglieri regionali presenti, Diego Loi e Gianni Tatti, hanno spiegato che questi
problemi legati alle politiche sullo spopolamento sono stati ereditati dal passato. “Le radici sono profonde e le colpe vanno addebitate ai governi che si sono succeduti, spesso privilegiando territori a discapito di altri solo per tornaconti elettorali”.
Il segretario regionale della Cisl Gavino Carta ha tracciato una attenta e complessa analisi con riferimenti statistici e politici. “Le difficoltà sono tante e complesse”, ha detto il numero 1 della Cisl Sarda, “non possono essere risolte solo dalla politica regionale, ma vanno affrontate a livello nazionale ed europeo. I nostri rappresentanti politici devono fare ognuno la propria parte nel rispettivo ambito. Parlando del Pnrr ha ribadito che i piccoli Comuni hanno grandissime difficoltà a presentare progetti. Manca il personale e una organizzazione complessiva. Se non si mette riparo a questa distorsione continueranno a crescere solo i poli del sud e del nord e proseguirà lo spopolamento del resto dell’isola”.
Le conclusioni della manifestazione sono state affidate a Emilio Didoné segretario
generale nazionale della Cisl. “Siamo nella Regione dove ci sono più centenari forse a livello mondiale, non solo in Europa” ha detto Didonè, “non è un problema solo della Sardegna ma nazionale e europeo. Oggi sono esterrefatto di quanto ho sentito. Chi doveva fare le cose che ho sentito oggi? Siete una Regione a Statuto Autonomo e qui le carenze sono della politica Regionale. Alla fine quando le cose si vogliono fare si fanno. Sia in Sardegna che in Sicilia, in Lombardia, dappertutto Questa Regione dove ha voluto fare ha fatto. Un aeroporto ad Olbia, uno ad Alghero e l’altro a Cagliari, siccome erano “soldi business” lo hanno fatto, Ma in parallelo chiedo, perché non sono state fatte le strade e le ferrovie? Se siamo arrivati a questo punto la colpa e di tutti noi, di 59 milioni di italiani e dobbiamo assumerci le responsabilità. Ci dobbiamo interrogare su chi doveva farlo. Il problema è del Paese, non ha una visione di futuro. Noi continuiamo a fare programmazioni a seconda delle elezioni che ci sono. Si fanno le proposte più belle ed interessanti solo per vincere le elezioni. Non si riesce a fare una politica a medio e nemmeno a lungo termine. Non solo per affrontare il problema dello spopolamento. Il problema dei piccoli borghi si sa da tempo”, ha aggiunto Emilio Didonè, “si parla ma non si agisce, è sempre una questione di soldi. I sindaci presenti oggi hanno spiegato che occorrono risorse. Lo Stato deve dire se si vuole che i piccoli borghi vivano ancora. I debiti con lo Stato arrivano quasi tutti dalle Regioni a Statuto autonomo del nord. I giovani oggi vanno via dai piccoli paesi perché mancano le opportunità di lavoro. Vanno incentivati, noi siamo stati fortunati grazie anche al sacrificio dei nostri genitori. Le lettere di assunzioni arrivavano a scuola ai nostri tempi.
Ma oggi hanno solo bisogno di opportunità. Oggi si deve trovare il modo di crearle, ma non spetta alla famiglia. E’ la rete tra i Comuni e delle istituzioni nel territorio che devono aiutare il giovane. Mettiamo dalla loro parte, anche un solo minuto, Il giovane si laurea, va a fare uno stage, non gli pagano manco il panino. Magari sta dall’architetto o dall’avvocato per 10, 12 ore. Quando ha la fortuna di trovare con un bando un lavoro, si trova un precariato assicurato. La sfida del Pnrr. Non vogliono fare il tecnico, ma sui piccoli borghi non ci vuole molto, è solo questione di soldi”.