
Quota 100 pensioni non si tocca. Per ora. Ma nel medio periodo le cose legate alla formula di pensione anticipata potrebbero cambiare. Nuovi requisiti di uscita all’orizzonte per quota 100 e gli aspiranti pensionati? Addio al binomio 62 anni + 38 di contributi (varago dal governo Lega-M5S)? Secondo le previsioni del Corriere della Sera si va verso quota 103. Il quotidiano di Rcs trae spunto dalle indicazioni del nuovo Governo che si prepara ad attuare dei correttivi nelle pensioni a quota 100. L’idea di fondo è che possano evitare lo scalino delle uscite a partire dal 2022 con il termine della sperimentazione della misura a fine 2021. Andrà così? Abbiamo qualche dubbio che con questi propositi possano durare sino al 2021. Per ora restiamo alle indiscrezioni. Si parla di un risparmio 600 milioni di euro solo se si unificassero le finestre di uscita tra pubblico e privato (attualmente tre mesi per i lavoratori del settore privato e a sei mesi per i dipendenti della Pubblica Amministrazione) Il partito di Renzi, Italia Viva, vorrebbe invece, sulla pelle di chi ha lavorato una vita, il blocco della misura permetterebbe di risparmiare circa 8,3 miliardi di euro, destinate ai pensionamenti dei 2020. A parer loro chi ha i requisiti sarebbe avvantaggiato, non si capisce bene in cosa consiste questo vantaggio visto che bisogna aver lavorato almeno 38 anni, misteri della politica. Una misura che non includerebbe parlamentari e sindacalisti che continuerebbero ad avere i trattamenti privilegiati che conosciamo. Un’azione di forza di questo tenore potrebbe portare alla fine prematura di questo governo non gradito, secondo i sondaggi, alla maggioranza degli italiani. Tanti sono pronti a rispondere con il ritornello una famosa canzone di Pippo Franco, sempre più attuale in questo periodo,: “ma il culetto è mio è mio perciò la puntura no no no”
