
Arriva una stretta all’evasione dei tributi comunali. Troppo spesso i comuni sono costretti a fare i salti mortali per garantire i servizi che la legge pone a carico dei cittadini, in molti casi a causa della morosità dei contribuenti. Situazione che in questo periodo di emergenza COVID è diventata preoccupante. Il legislatore ha cercato di arginare il fenomeno con la legge 11 settembre 2020, n. 120, di conversione con modifiche del decreto-legge 16 luglio 2020, n. 76 (c.d. Decreto Semplificazioni), che consente agli enti locali di accedere all’Archivio dei rapporti finanziari. I Comuni e gli enti locali non verranno però a conoscenza di che cifra i debitori abbiano in banca né quali acquisti abbiano fatto. Potranno solo vedere il saldo iniziale e finale e la giacenza media, per rendersi conto se ha senso avviare un’azione di riscossione nei confronti di chi, per esempio, non ha pagato un’imposta, una tassa o se, al contrario, non essendoci nessuna aspettativa di riscuotere il dovuto, il solo fatto di esperire il pignoramento rappresenterebbe un dispendio di soldi pubblici; attuando così il principio di economicità e cioè stabilendo a priori che se la probabilità di riscuotere è molto bassa, in quanto il conto è in rosso, si eviterà di spendere soldi pubblici per tentare il recupero.
A decorrere dal 2020, al fine di rafforzare il potere degli enti locali in materia di riscossione, gli enti locali devono emettere un avviso di accertamento esecutivo. Il suddetto atto deve contenere l’intimazione ad eseguire il versamento dei tributi entro il termine di presentazione del ricorso, oppure entro il termine di 60 giorni dalla notifica per le entrate patrimoniali e l’indicazione dell’eventuale soggetto al quale è affidata la riscossione forzata in caso di inadempimento entro il termine sopraddetto.
Giorgio Lecis

Giornalista. Direttore responsabile