Intelligenza artificiale, ricerca Unipol Ipsos: l’88% dei cagliaritani pensa sia svantaggiosa per il mondo del lavoro

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L’Europarlamento ha approvato lo scorso 13 marzo il cosiddetto Ai Act, l’impianto di norme europee sull’Intelligenza Artificiale. Un provvedimento auspicato, come emerge dalla nuova ricerca[1] di Changes Unipol elaborata da Ipsos e mirata ad indagare il rapporto tra gli italiani e l’IA. I

Il 44% degli intervistati cagliaritani ritiene che l’implementazione di regolamenti e leggi severi sull’uso dell’IA sia la soluzione più efficace per prevenire effetti negativi della nuova tecnologia, in particolare per impedire l’eventuale disinformazione generata dal suo utilizzo improprio, un aspetto che preoccupa i cagliaritani in misura diffusa (66%).

Le preoccupazioni dei cittadini sull’utilizzo dell’IA si concentrano su alcuni aspetti della vita, personali e collettivi, molto sentiti. Anzitutto sul lavoro, con l’88% degli intervistati che ritiene ci sarà almeno uno svantaggio portato dall’introduzione dell’IA: in particolare, i timori si riferiscono alla possibile perdita di posti di lavoro (38% vs media nazionale 37%), la minaccia alla creatività (37% vs media nazionale del 29%) nonché a minori opportunità lavorative per i lavoratori con una bassa alfabetizzazione digitale (35%).

D’altra parte, trovano possibili vantaggi nell’utilizzo dell’AI per il mondo del lavoro l’85% dei cittadini del capoluogo dell’isola, che individuano effetti positivi soprattutto nella riduzione degli errori umani nei processi lavorativi (37%), nella riduzione del carico di lavoro (34%), nella semplificazione delle attività lavorative (27%) e nella possibilità di accedere a nuovi dati ed informazioni (26%). Soltanto il 12%, però, indica la creazione di nuovi lavori come un possibile plus.

Tra le preoccupazioni dei sardi prevale anche la disinformazione potenzialmente generata dall’IA. Tra gli ambiti che ne risentirebbero di più, troviamo al primo posto (e prima città in Italia) i diritti umani, con la pubblicazione di informazioni che potrebbero incitare all’odio o alla discriminazione (32%), seguiti dalla sicurezza, ad esempio diffondendo false minacce o allarmi (31%) e dalla politica, influenzando ad esempio il risultato delle elezioni (31%).

Rispetto alla media italiana, i timori sono diffusi anche per gli affari internazionali, ovvero la diffusione di false informazioni che possono influenzare le relazioni tra i paesi (26%) e l’educazione, con la pubblicazione di informazioni false sugli standard educativi o le opportunità (26%).

Nonostante l’elevata preoccupazione, Cagliari è la seconda città in Italia per diffusione della percezione che sia possibile riconoscere le informazioni reali da quelle generate dall’IA: il 45% ritiene che ciò avvenga “sempre o la maggior parte delle volte”, il 27% “raramente” mentre solo il 7% sostiene che non sia possibile distinguere. Una media elevata rispetto al resto delle città Italiane, dove solo il 38% è convinto di riconoscerle.

In aggiunta all’introduzione di regolamenti e leggi severi sull’uso dell’IA, i cagliaritani ritengono che altre misure efficaci possano essere la responsabilizzazione delle piattaforme media nel monitorare e rimuovere fake news (34%), l’educazione e formazione dei cittadini (31%), lo sviluppo di tecnologie per rilevare la disinformazione (27%)

A livello generale, comunque, ben l’83% dei cittadini indica come necessaria l’introduzione di almeno una misura di controllo sull’IA per contrastare il fenomeno della disinformazione.

A Cagliari 8 cittadini su 10 dichiarano di avere una conoscenza almeno di base dell’Intelligenza Artificiale, anche se soltanto il 16% la conosce bene/ha avuto occasione di usarla: un tasso di conoscenza di base comunque più elevato rispetto alla media nazionale, che si attesta a 7 cittadini su 10.

Il capoluogo sardo, inoltre, si contraddistingue per essere tra le città più fiduciose verso questa nuova tecnologia, con il 63% della popolazione (vs media nazionale 59%) che le attribuisce un livello almeno sufficiente di fiducia.  Per quanto riguarda invece gli effetti dell’IA, una gran parte degli intervistati (46%) dichiara che potrà avere aspetti sia positivi che negativi, mentre solo il 15% ritiene di esserne attratto/a e incuriosito/a, a fronte di un 19% che si dichiara invece diffidente.

L’81% dei cagliaritani utilizzerebbe l’IA per tradurre un testo in una lingua straniera, a fronte di chi invece la userebbe per organizzare una vacanza (55%), avere una consulenza finanziaria per investire i propri risparmi (37%) e ottenere una diagnosi medica (35%).

Guardando ai prossimi 5 anni, i cittadini hanno espresso le loro idee su quali saranno gli ambiti che potrebbero migliorare grazie all’AI. A beneficiarne sarà soprattutto la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione (indicata nel 57% dei casi), seguita dalla possibilità di gestire i propri spostamenti e la mobilità (50%), di vivere più esperienze culturali (49%) e fare shopping ed esperienze di acquisto (48%). Rispetto alla media italiana, a Cagliari si ritiene che potrà esserci anche più equilibrio tra vita privata e lavoro (35% vs 30%).

Infine, secondo i cagliaritani, con l’IA le opportunità lavorative prevarranno sugli ostacoli per i giovani (il delta tra creare e ostacolare opportunità è positivo e pari a +46 punti percentuali) e per le persone con disabilità (delta +42 punti percentuali), mentre c’è da aspettarsi più ostacoli che opportunità per gli over 50 (delta negativo di –42 punti percentuali) e le persone con una bassa scolarizzazione (delta negativo di –36 punti percentuali).

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