Lamorgese: guardia alta sugli atti intimidatori agli amministratori locali

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Lettere anonime, scritte minatorie, sui muri, in rete o via social, dai quali i contenuti d’odio diffusi dai social hater possono tradursi in atti concreti.

Sono esempi di atti intimidatori ai danni degli amministratori locali, in crescita nel 2019 rispetto al 2018 con 654 casi a fronte di 589 seconodo i dati dell’Osservatorio sul fenomeno presso il ministero dell’Interno, la «casa delle autonomie locali».

Lo ha definito così il ministro Luciana Lamorgese, anticipando i dati durante il suo intervento in videoconferenza alla presentazione del rapporto 2019 “Amministratori sotto tiro” di “Avviso pubblico”.

Dati, quelli dell’Osservatorio, che possono fornire un importante contributo all’attività delle associazioni che combattono il fenomeno, ha detto il ministro Lamorgese, intervenuta con l’obiettivo di «confermare anche in questa sede la vicinanza del ministero dell’Interno, dei prefetti e delle Forze di polizia agli amministratori e il sostegno delle istituzioni statali per la preziosa opera svolta al servizio dei cittadini».

Un’opera ancora più importante in questo periodo di emergenza sanitaria, economica e sociale dovuta al Covid-19, «perché su di essi ricadrà, in gran parte, il gravoso compito di comporre i conflitti sociali nelle diverse realtà territoriali del Paese».

Per questo, «proprio in tale difficile frangente», il fenomeno degli atti intimidatori richiede «un maggior livello di attenzione in quanto gli amministratori locali – e, in particolar modo, i sindaci – rappresentano l’immediato punto di riferimento per le nostre comunità» provate dalle conseguenze anche economiche dell’epidemia. «Sono consapevole», ha aggiunto il ministro, «che il fenomeno riguardi anche altre figure, come i dipendenti degli enti locali, soprattutto quelli assegnati a settori particolarmente esposti alle aspettative delle comunità».

Tornando all’analisi del fenomeno, se nel 2019 tensioni politiche e sociali sono state all’origine di 204 atti intimidatori, quelli di matrice mafiosa risultano relativamente bassi ma la guardia deve rimanere molto alta, sia perché questa tipologia risulta comunque in aumento dell’11% rispetto al 2018, sia perché le mafie possono nascondersi nella cosiddetta “zona scura”, quella degli episodi senza movente accertato.

Geograficamente “omogeneo”, nel senso che riguarda tutto il territorio nazionale, il fenomeno ha registrato i numeri più altri in Sicilia (84), seguita da Lombardia (74) e Puglia (66), al secondo e terzo posto anche nel 2018, con la Sardegna, in quel caso, alla testa (78) di questa classifica dell’antidemocrazia. Perché l’atto intimidatorio, sottolinea Lamorgese, «non solo costituisce un’offesa all’amministratore stesso e alla sua comunità, ma rappresenta, al contempo, una lesione dei valori alla base del nostro vivere civile e, in particolar modo, del principio democratico».

Sul fronte della risposta da parte dello Stato e della società civile, emerge il tema della formazione, della necessità di investire in cultura della legalità nelle scuole, per formare i cittadini di domani, ha detto Lamorgese sulla scorta di quanto emerso nell’ultima riunione dell’Osservatorio, che si riunirà di nuovo domani presieduto dal ministro, con la partecipazione dell’Associazione nazionale comuni italiani, e dei ministeri della Giustizia e dell’Istruzione.

In questa occasione il ministro proporrà di partire anche con riunioni dedicate agli amministratori regionali, consapevole che il fenomeno non si esaurisce con le intimidazioni a sindaci, sindaci metropolitani e presidenti di provincia, ma riguarda un ambito più ampio.

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