
Le organizzazioni per il soccorso in mare dei migranti – a tre mesi dall’insediamento del nuovo governo – si rivolgono al Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, per ribadire l’urgenza di ripristinare il diritto internazionale nel Mediterraneo centrale e affrontare il drammatico impatto umanitario delle politiche in corso.
Il Ministro Lamorgese lavora ad un protocollo che contenga delle ‘linee guida’ valide a livello europeo per le navi che effettuano ricerche e soccorso in mare; rispetto a queste anticipazioni del Ministro dell’Interno, Medici Senza Frontiere, Mediterranea, Open Arms e Sea Watch riaffermano che il diritto internazionale è l’unico ‘Codice di Condotta’ possibile, già in vigore e del tutto sufficiente.
Le organizzazioni pur se disponibili a continuare un dialogo con l’obiettivo comune di salvare vite in mare, sottolineano che la soluzione proposta dal Ministero distoglie dal problema vero che non è il controllo delle navi umanitarie.
L’obiettivo comune – dicono le organizzazioni – deve essere fermare morti e sofferenze secondo quelli che sono gli obblighi di diritto internazionale che tutti a partire dagli Stati, devono rispettare. Servono soluzioni reali: concentrare l’attenzione sulle navi umanitarie, che hanno sempre rispettato le leggi del mare e rappresentano una minima parte degli arrivi, non è che una distrazione dal problema.
“Nessun essere umano – continuano le organizzazioni – dovrebbe rischiare la vita affidandosi a reti criminali per fuggire da persecuzioni e violenze; saremmo felici di non dovere più svolgere il nostro lavoro umanitario in mare, ma continueremo a farlo finché sarà necessario”.
Il primo punto sollevato dalle organizzazioni è la necessità di assicurare un efficace coordinamento delle operazioni di ricerca e soccorso, che preveda un meccanismo di sbarco coordinato a livello europeo in grado di garantire la tempestiva indicazione di un vicino porto sicuro e la ricostituzione di una capacità di ricerca e soccorso governativa con l’impegno di risorse dall’Italia e da tutti gli Stati membri.
Le organizzazioni chiedono anche l’interruzione del supporto fornito alle autorità libiche, con cui il governo italiano ha rinnovato un Memorandum di Intesa che ha come conseguenza diretta l’intercettazione in mare di migliaia di persone in fuga, che vengono riportate sistematicamente in un paese in guerra e nelle disumane condizioni dei centri di detenzione, in violazione del diritto internazionale.
Infine ribadiscono l’urgenza di una drastica modifica dei decreti sicurezza, ancora in vigore con tutte le conseguenze – compresi i sequestri amministrativi che trattengono in porto quattro navi, che peraltro il governo avrebbe il potere di liberare immediatamente facendole tornare a salvare vite – e di superare una volta per tutte l’approccio criminalizzante, smentito da tutte le indagini giudiziarie avviate, del lavoro delle organizzazioni non governative in mare.
Alberto Porcu Zanda
