
Il ritorno del Cagliari in Serie A si sta rivelando più critico di quanto la dirigenza e la tifoseria si aspettassero. In questo girone di andata, la mancanza di vittorie, i risultati alterni negli scontri diretti e una rosa che ha perso per infortuni diversi tra i suoi giocatori più talentuosi, hanno fatto sì che la squadra non sia riuscita ad allontanarsi dalle posizioni di bassa classifica, proponendosi quasi da subito come candidata alla retrocessione. I giochi, però, non sono ancora chiusi, come confermano anche i bookmakers con le loro quote scommesse Serie A.
The Tinkerman
L’unico modo per centrare la salvezza è puntare sul gruppo, sulla tattica, sul collettivo, piuttosto che sull’estro di un singolo. E chi domina queste abilità meglio del suo allenatore Claudio Ranieri, the Tinkerman (l’Uomo delle Tattiche), come ribattezzato in terra d’Albione, dopo le imprese alla guida del Leicester?
L’esperienza di Ranieri parla da sola: all’esordio da allenatore, con il Cagliari conquista 2 promozioni, riportandolo dalla C alla Serie A. Con la Fiorentina, prima risale nella massima serie e poi trionfa con la vittoria della Coppa Italia. Qualche anno dopo, salverà il Parma da una situazione che sembrava ormai compromessa. ma è con la Sampdoria che esprime al meglio le sue capacità: nella stagione 2019-2020, presa in mano all’ultimo posto, la porterà alla salvezza con 4 giornate di anticipo sulla fine del campionato. Tutto ciò fa di Claudio Ranieri l’allenatore ideale per guidare la risalita di una squadra, come il Cagliari, che al momento naviga in acque estremamente agitate.
La forza di risalire
Il Cagliari, però, non può solo fare affidamento sull’esperienza del proprio allenatore. Anche Claudio Ranieri non è un mago e, per raggiungere il successo, deve essere supportato da un gruppo coeso e teso verso il medesimo obiettivo. Questo è ciò che ha dimostrato il Cagliari lo scorso anno, quando ha risalito la classifica e si è conquistato l’accesso alla Serie A grazie a un gioco costruito sul possesso palla dal basso, risalite verso la metà campo avversaria, scambi veloci in verticale sugli esterni.
Il successo tattico del Cagliari stava nella responsabilizzazione di un nucleo solido di giocatori, comprendente Radunovic, Dossena, Makoumbou, Nandez, Mancosu, Lapadula, che dava identità e carattere alla squadra.
Quest’anno però, la tattica non sta ancora dando i frutti sperati: il palleggio appare meno fluido e preciso, ci sono più errori e più perdita di palla nei contrasti one-to-one. Ovviamente in Serie A non ci sono partite facili, la concorrenza è agguerritissima, il livello dei collettivi è più alto e quasi tutte le compagini sono in grado di mettere in campo dei fuoriclasse, supportati da ottimi e volenterosi gregari.
Come agire per cambiare rotta
L’atteggiamento della squadra deve cambiare. L’entusiasmo del ritorno in Serie A e il calore del pubblico cagliaritano non devono far pensare ai giocatori di essere arrivati. Se la difesa tiene e si dimostra adatta alla Serie A e il centrocampo è compatto ed efficace, ciò che manca è la finalizzazione. Le palle lunghe non vengono sfruttate a dovere e gli schemi di attacco spesso si interrompono a metà campo. Anche i molti infortuni non stanno aiutando, lasciando sguarnite posizioni strategiche e togliendo riferimenti alla squadra.
Sappiamo però che a fine girone d’andata niente è definitivo, soprattutto nella bassa classifica. Se il Cagliari beneficerà di rientri dagli infortuni, da una proficua campagna acquisti di riparazione, così come richiesto dall’allenatore, da una maturazione di alcuni giocatori la cui esperienza in Serie A è destramente ridotta e da una migliore attuazione delle tattiche, il destino non è ancora scritto. Anzi, se dobbiamo sbilanciarci, questo sarebbe l’errore principale: se le altre squadre dovessero sottovalutare la capacità di ripresa dei club capitanati da Claudio Ranieri, non potranno che incorrere in brutte sorprese. Per fortuna la vittoria contro il Bologna è un buon punto di partenza per uscire il più presto possibile dalla bagarre retrocessione.
