Omar Pedrini, “Cane Sciolto”: parole, musica e amicizia al Teatro Massimo

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Una festa fra amici, una chiacchierata a suon di musica. Si può riassumere così il reading con Omar Pedrini al Teatro Massimo con la nuova edizione di “Cane Sciolto”, il romanzo – biografia divenuto un culto scritto insieme a Federico Scarioni.

“ A me piacciono le biografie, ne ho lette tante. Per descrivere la mia, ho chiesto a Federico di far parlare di me a venti persone, compresi gli ultras del Brescia. In due anni e mezzo su e giù per l’Italia, il numero è salito a settantaquattro”.

Lo stesso scrittore, leggendo alcuni passi dello stesso libro, invita Pedrini a raccontare la genesi di alcune canzoni che lo rendono celebre da oltre 30 anni. Insieme ai due, la voce narrante Roberta Girotto e il chitarrista Davide Apollo.

L’ex leader dei Timoria, solista, poeta, showman, autore, conduttore tv, attore e docente di master in università, interpreta le sue letture musicali con grande trasporto partendo da “Nina”, una donna malata che vagava senza meta sulle rive del Lago di Garda. Ma Nina è anche la sua nonna, una musicista che gli regalò una chitarra dicendogli che “con la musica non sarebbe mai stato solo”.

Pedrini intona “Il Sacrificio”, un dolce omaggio ai suoi genitori di matrice operaia,“poveri ma sereni”. “Folia” è invece il dono al suo amico Luigi Veronelli, indimenticato conduttore televisivo ed esperto enologo “capace di paragonare un vino ad un affresco. E’ grazie a lui che ho scoperto che in Sardegna è stata ritrovata la barbatella più antica al mondo”. Poi, sul palco arriva Massimo Satta, musicista e direttore artistico dell’Accademia del Pop, con cui avviene la “contaminazione artistica” sulle note di “Eta Beta”.

Classe 67, il bresciano si auto inserisce nella Generazione X, quella di riferimento per “Senza Vento”, un brano dove trovano spazio le speranze di una generazione di adolescenti incastonata fra gli anni’80 e gli anni ’90. ”Negli anni 90 – dice il bresciano di Urago Mella – torna l’eroina, c’è l’Hiv e tanti amici se ne sono andati. A quel tempo, ci si salvava o con lo sport o con la musica”. Ciò che non muore mai è il rock, concetto ribadito interpretando “Hey Hey, My My” di Neil Young.

“C’era un ragazzo – prosegue Pedrini – che mi scriveva lettere dal carcere. Doveva scontare una condanna di venti anni di reclusione e mi descriveva le sue giornate. “Sole Spento” è nata da qui e lui, sentendola cantare davanti a 300 mila persona nel concertone del 1 maggio, quel giorno si è sentito libero”.

“Sangue Impazzito”, trova le radici in una domenica in cui il ragazzo di Urago Mella si risveglia nel piazzale di una chiesa del suo quartiere dopo una notte brava. Con le fabbriche chiuse, la città ancora addormentata, la gente che va a messa, trova spunto per interrogarsi sulla perdita dei suoi punti di riferimento, religione compresa.

Ciò che è certo che è ancora forte è il legame con i suoi fan e con la Sardegna. L’affetto è reciproco e l’atmosfera nella sala più piccola del Massimo, sembra quella di una rimpatriata a distanza di anni.. Ci si saluta con “Chi Ama Vince”, scritta insieme ai Tamurita saliti sul palco per i saluti finali, probabilmente è più un arrivederci a Bosa a fine maggio. Intanto, col libro in mano, in tanti si intrattengono nel foyer per salutare lo zio Rock.

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