
Vergognosa, iniqua e ingiusta la riforma pensioni che governo si accinge a varare.
Per evitare lo scalone di 5 anni con la riforma Fornero (in pensione a 67 anni) dopo la fine di quota 100, il governo Draghi vuole un sistema a quote basato su un allungamento dell’età pensionabile a 64 anni dal 2022 per un solo anno poi, forse, a 66 anni per un altro anno e quindi il ritorno a quella che loro definiscono la normalità della Legge Fornero
La riforma pensioni penalizza i nati negli anni 60
Questo sistema andrà a penalizzare una intera classe di lavoratori. Si tratta, più precisamente, dei nati negli anni 60, i così detti baby boomers.
Questi lavoratori, con quota 102, non riuscirebbero a rispettare i requisiti anagrafici e contributivi previsti . Cioè 64 anni di età e almeno 38 di contributi. Per fare un esempio, un lavoratore nato nel 1961, maturerebbe i 64 anni solo nel 2025 e potrebbe ritrovarsi ad aver versato anche 41 anni di contributi ma non rientrare per mancanza del requistito dell’età anagrafica. E così il lavoratore dovrà attendere ancora. La penalizzazione sarà totale: i contributi versati oltre i 38 anni faranno lievitare l’importo della pensione di 50/60 euro mensili che si traduce in circa 800 euro all’anno lordi.
per essere più chiari versando circa 40mila euro per contributi oltre i 38 sino all’età della pensione il beneficio sarebbe 800 euro all’anno
quindi per ammortizzare i 40mila euro versati in più ci vogliono 50 anni e per un 60enne il pareggio costi benefici arriva a “quota” 110 (anni di età…)
qualche pensierino bisognerebbe farlo, se versare ancora dopo i 38 anni e sperare di vivere sino ad oltre 100 anni, oppure smettere di lavorare, aspettare l’età della pensione, e imparare a vivere di sussidi
In questo senso i lavoratori nati negli anni 60 sono destinati a pagare il conto di una riforma che è stata, per la verità senza tanta convizione, osteggiata da Lega e sindacati. Ai nati negli anni 60 potrebbe quindi accadere, per effetto trascinamento previsto dalle quote progressive, quello che è accaduto ai nati nel 1953 dopo la riforma Fornero.
Uno scivolo nascosto verso la Fornero
I meno penalizzati, al contrario, saranno i lavoratori nati negli anni 58 e 59. Costoro, se non sono riusciti ad andare in pensione con quota 100 (che scade nel 2021) potranno farlo nel 2022. Posto che ci sia il requisito contributivo, quello anagrafico sarebbe rispettato naturalmente con quota 102.
