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Pensioni: Trentenni a lavoro fino a 75 anni, avranno assegni più bassi. L’Osce: “L’Italia faccia di più”

Le pensioni sono “una specie in via d’estinzione”, almeno a sentire il presidente dell’InpsTito Boeri. La previsione è poco allettante: tra i trentenni di oggi, nel 2050, “nell’ipotesi di un tasso di crescita del Pil dell’1%, molti dovranno lavorare anche fino a 75 anni, per andare in pensione, e avranno prestazioni mediamente del 25% più basse”.

Secondo Boeri, intervenuto al convegno Pensioni e povertà oggi e domani”, “avremo problemi seri di adeguatezza, che non potrebbero che aumentare nel caso di una crescita economica minore. Questo aprirà anche un problema molto serio di povertà per chi perderà il lavoro prima dei 70 anni. Occorre perciò affrontare molto seriamente il problema di introdurre strumenti forti di contrasto alla povertà”.

L’Osce: “Il Paese faccia di più” – L’Italia ha fatto importanti riforme del sistema previdenziale in direzione dell’aumento dell’età di uscita dal lavoro e della riduzione della spesa futura ma perché il sistema sia finanziariamente sostenibile sono necessari “ulteriori sforzi negli anni a venire”. Il rapporto Ocse Pensions at a glance 2015 sottolinea che quanto fatto finora non basta e conferma le valutazioni di Boeri. Secondo l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, il nostro Paese ha la spesa previdenziale più alta dopo la Grecia rispetto al Pil (15,7% nel 2013 a fronte dell’8,4% medio nell’Ocse) e contributi previdenziali sul lavoro dipendente rispetto alla retribuzione al 33%, percentuale più alta tra i Paesi Ocse. I pensionati attuali hanno tassi di sostituzione netta rispetto al salario medio, vicini all’80% a fronte del 63% medio dei paesi più sviluppati e assegni in media largamente superiori ai contributi versati. Con la riforma del 2011 – spiega l’Ocse – sono state adottate importanti misure per ridurre la generosità del sistema, in particolare attraverso l’aumento dell’età pensionabile e la sua equità tra uomini e donne ma l’invecchiamento della popolazione continuerà ad esercitare pressioni sul finanziamento del sistema”. Fatti che “avranno un impatto sostanziale sulla spesa pubblica” e che rischiano di creare un notevole divario con i futuri pensionati, oggi in età di poco superiore ai 30 anni.

Secondo le simulazioni dell’Inps, chi è nato nel 1980 riscuoterà mediamente una pensione nel 2050 pari a 1.593 euro, contro l’importo medio di 1.703 euro percepito mediamente oggi da chi è nato nel 1945. Occorre tuttavia tenere conto, ha spiegato Boeri, del fatto che chi è in pensione attualmente sta ricevendo la pensione per un periodo molto più lungo rispetto a chi la riceverà in futuro. Perciò l’istituto ha calcolato un “importo medio comparabile”, che è pari a 2.106 euro.

“Con le regole del contributivo le persone che non raggiungono un certo ammontare di prestazione prima dell’età pensionabile rischiano di non avere alcun reddito. Si apre perciò il tema di una assistenza di base che protegga queste persone contro il rischio povertà. E’ un problema molto serio che riguarda i giovani. Parliamo della generazione 1980, persone che avranno 70 anni nel 2050″, ha aggiunto Boeri.

“Col sistema contributivo – ha aggiunto – i buchi contributivi incidono pesantemente, soprattutto quelli che avvengono nelle fasi precoci della carriera”. Perciò, ha continuato, “se l’economia italiana non cresce almeno dell’1% all’anno e non c’è non un processo di maggiore stabilizzazione del lavoro iniziando con prospettive di carriera più lunghe, senza tutte le interruzioni che contraddistinguono spesso con i contratti temporanei o precari, ci potrebbero essere problemi molto seri in futuro”.

Donne con figli? Nel 2050 una su tre avrà un assegno di 750 euro. Se le donne tra i trenta e i quaranta anni decidessero tutte di avere un figlio, una su tre si dovrebbe accontentare nel 2050 di una pensione di 750 euro. E’ quanto emerge dalla relazione del presidente dell’Inps Tito Boeri al convegno ‘pensioni e povertà oggi e domani’. Secondo uno studio dell’istituto previdenziale, infatti, che ha elaborato una simulazione ipotizzando una crescita media del nostro Paese dell’1% (ma la situazione potrebbe peggiorare in caso di una crescita inferiore), le donne che avranno una pensione di 750 euro, in assenza di interruzioni di carriera saranno poco più del 15%. Se invece sceglieranno tutte di avere almeno un figlio, aumenteranno a oltre il 30%. “Naturalmente l’interruzione di carriera – sottolinea Boeri – non è una scelta, è una cosa che si subisce ed è un problema sul quale torneremo”.

In generale la distribuzione delle fasce di importo del trattamento pensionistico si sposta drasticamente verso il basso, nel caso di interruzioni di carriera legate alla maternità, e i trattamenti sopra i 2000 euro crollano da circa il 30% delle donne a circa il 10% di loro.

fonte: www.tiscali.it

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