
Le avventure di Pinocchio / Storia di un burattino” , il capolavoro di Carlo Collodi per Legger_ezza 2023, Legger_ezza 2023, il progetto del CeDAC / Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo dal Vivo in Sardegna è inserito nel programma di Cagliari dal Vivo 2023 con un duplice appuntamento: venerdì 17 ottobre alle 10 (con una matinée per le scuole) e sabato 28 ottobre alle 17.30 per bambine e bambini e famiglie a La Fabbrica Illuminata in via Falzarego n. 35 a Cagliari con “Pinocchio… dove vai?” da un’idea di Marco Nateri, costumista e scenografo di fama internazionale, che grazie a un grande libro pop-up e al meraviglioso gioco del teatro rievoca il mondo fantastico dello scrittore fiorentino.
Il fascino di una favola ottocentesca, in bilico fra un racconto picaresco e un romanzo di formazione, incentrata sulla figura immortale del ragazzo fatto di legno, come una marionetta senza fili, animata e capace di parlare e pensare, quasi che per magia avesse ricevuto il soffio della vita, continua a conquistare grandi e piccini, come dimostra il successo del “Pinocchio” di Matteo Garrone, con Roberto Benigni nella parte di Geppetto (con quindici nominations e cinque premi – Miglior Scenografo, Miglior Truccatore, Miglior Costumista, Miglior Acconciatore e Migliori Effetti Speciali Visivi – ai David di Donatello, e due nominations agli Oscar) e dell’omonimo film d’animazione di Guillermo del Toro (accanto al remake della storica versione della Walt Disney Productions, realizzato nel 2022 da Robert Zemeckis).
Il personaggio di Pinocchio rappresenta un moderno archetipo, emblema di una eterna giovinezza, di uno spirito fanciullo, con la sua straordinaria energia e una certa dose di sventatezza, una speciale abilità nel mettersi nei guai e combinare marachelle, ignorando saggi consigli e raccomandazioni degli adulti, oltre a un certo gusto per lo scherzo, una insaziabile curiosità, unita all’insofferenza per lo studio e l’impegno, con una naturale inclinazione per non dire vocazione per il divertimento.
“Pinocchio… dove vai?” riparte dalla letteratura, per riscoprire la figura del celebre burattino nato dalla penna di Carlo Lorenzini, in arte Collodi e tutti gli altri personaggi, a partire dal falegname Geppetto, cui non par vero di trarre da un ciocco di legna da ardere una figura capace di colmare idealmente la sua solitudine, senza neppure lontanamente immaginare fin dove l’avrebbe portato quel desiderio, forse inconfessato, di un figlio e poi l’enigmatica Fatina dai Capelli Turchini, il Gatto e la Volpe, ambigua coppia di malfattori, e Lucignolo, il ragazzo ribelle e disincantato che conduce l’amico sulla cattiva strada… finché dopo varie peripezie l’insolito “eroe” si ritrova nel ventre del Pescecane.
Uno spettacolo – quasi – metateatrale, dove la Maestra Fantasia, sfogliando un volume illustrato e “tridimensionale” conduce grandi e piccini alla riscoperta di una storia ricca di elementi misteriosi e soprannaturali, ma anche caratterizzata da un crudo realismo: “Pinocchio… dove vai?” è un progetto originale di Marco Nateri, in collaborazione con Maria Grazia Bodio (produzione Il Crogiuolo) che prevede una seconda parte “interattiva”, con un breve laboratorio in cui si impara a costruire un teatrino in miniatura, fatto di cartone e impreziosito da stoffe e carte colorate, in cui gli artisti in erba potranno rappresentare le avventure del burattino più famoso del mondo e tante altre storie e personaggi inventati…
«C’era una volta… un pezzo di legno» –inizia così, la storia di Pinocchio, nella bottega di Mastr’Antonio, meglio noto come Mastro Ciliegia, alle prese con un ceppo parlante che non vuol saperne di diventare la gamba di un tavolo, e si lamenta e pare farsi beffe di lui, tanto che egli sarebbe ben contento di liberarsene consegnandolo a Mastro Geppetto, anche lui falegname, quando costui si presenta alla sua porta e gli spiega: «Ho pensato di fabbricarmi da me un bel burattino di legno; ma un burattino meraviglioso, che sappia ballare, tirare di scherma e fare i salti mortali. Con questo burattino voglio girare il mondo, per buscarmi un tozzo di pane e un bicchier di vino…».
Sotto i riflettori l’attrice Maria Grazia Bodio insieme con Marco Nateri per ripercorrere la trama nota eppure sorprendente, piena di sfaccettature e coups de théâtre, tratti onirici e fantastici, accanto a note umoristiche e perfino satiriche (basti pensare alle riflessioni sulla questione della giustizia) sulla falsariga del capolavoro di Collodi. Quel pezzo di legno che un bel giorno si risveglierà bambino, capace di ridere e piangere e provare emozioni, abbandonando il corpo-marionetta per reincarnarsi in una creatura vivente (e dunque mortale) destinata a crescere e diventare adulta, ma intanto nella sua forma originaria risulta indistruttibile – e infatti può pure bruciarsi i piedi per distrazione ché tanto il suo “babbino” glieli potrà rifare, persino più belli –, ma avverte comunque i feroci morsi della fame, indossa un vestituccio di carta e un cappellino di mollica di pane e si confonde con le altre marionette nel teatro di Mangiafuoco fa ormai parte dell’immaginario collettivo.
Facile identificarsi con quel monello, sempre pronto a scappare per conoscere il mondo, ma anche disposto, dopo aver invano tentato di rifugiarsi nelle bugie, ad ammettere i propri errori, salvo poi commetterne di nuovi: il suo animo fanciullesco si lascia incantare dallo spettacolo dei burattini, sarebbe capace persino di gettarsi nel fuoco per salvare un Arlecchino, però insegue il miraggio dell’albero degli zecchini nel “campo dei miracoli” dove finisce impiccato in una notte oscura, tratto in inganno dalla Volpe e dal Gatto con l’illusione di una facile ricchezza… e si lascia tentare dall’eterno svago del Paese dei Balocchi.
In questo racconto di padri e figli, compare una evanescente figura femminile, la buona Fata, ora bimba ora donna, che cerca di far comprendere al “suo” ragazzo di legno l’inutilità delle menzogne e dei sotterfugi e puntualmente giunge in suo soccorso nei momenti del pericolo, curandolo con la tenerezza di una madre, o forse di una sorella.
E poi c’è il Grillo Parlante, la voce della coscienza, i cui insegnamenti non vengono troppo bene accolti, a riprova che nulla vale più dell’esperienza per apprendere la dura lezione della vita; ma anche Lucignolo, lo scavezzacollo, con cui Pinocchio si lascia condurre da un “omino di burro” nel Paese dei Balocchi, dove non si va a scuola e si diventa allegramente dei “somari”, come i due scopriranno ben presto sulla propria pelle, in un curioso e paradossale elogio della cultura. Infine il viaggio per mare, sulle tracce del padre partito alla sua ricerca e l’incontro fortuito dei due nella pancia del Pescecane, che li ha inghiottiti entrambi… poi l’atteso lieto fine con l’ultima metamorfosi, quando finalmente il ragazzo di legno rinasce fanciullo…
Se Pinocchio intuisce dentro di sé la differenza tra il bene e il male, tuttavia nella società che lo circonda sono evidenti e perfino macroscopiche le ingiustizie, così come la sofferenza e la miseria, specialmente materiale nel caso di Geppetto e della classe di onesti artigiani che egli rappresenta, ma anche morale, con il Gatto e la Volpe che si fingono “assassini” per estorcergli il suo segreto e rubargli le monete d’oro… e Lucignolo, eterno ribelle e insofferente alle regole, che lo trascina sulla cattiva strada.
La storia del burattino è emblematica della complessità della natura umana e ricca di spunti di riflessione sulle molteplici sfumature e le contraddizioni insite nel reale: una favola avvincente che si presta a letture e interpretazioni differenti, dalla chiave psicanalitica a quella antropologica, a quella più squisitamente letteraria.
Al termine dello spettacolo compare… Mangiafuoco: «Voi vorreste mettere in scena il vostro Pinocchio?». Il burattinaio «racconta delle tante macchinerie che si fanno a teatro» e invita i piccoli a creare le maschere con materiale riciclato, con carta, con cartoncino, tessuto, colla e forbici e pinzatrici… per realizzare un palcoscenico in miniatura per i personaggi della fantasia.
Giornalista