
Domani sabato 23 e lunedì 25 novembre, dalle ore 09:00 alle ore 13:00, presso il Centro
Commerciale “Porta Nuova” si terrà la campagna informativa della Polizia di Stato “Questo non è
amore” dedicata al contrasto della violenza sulle donne. Sul posto sarà presente del personale esperto
della Polizia di Stato con relativi camper e stand mobili, che terrà una campagna informativa pubblica
sugli strumenti di tutela previsti dalla legge in difesa delle donne vittime di violenza.
L’iniziativa della Polizia di Stato si rivolge a tutti, non solo alle vittime, che potranno comunque
avere l’occasione di parlare con dei professionisti anche solo per un consiglio. È infatti fondamentale
la collaborazione di ogni cittadino per riuscire a prevenire con maggiore efficacia tali episodi di
violenza.
Per maggiori informazioni, nei vari stands allestiti per la circostanza, saranno distribuiti dei
volantini con i numeri della Polizia di Stato, dei Servizi Sociali del Comune e delle Associazioni di
volontariato del territorio da contattare in caso di necessità.
“Questo non è amore” – è una campagna ministeriale di
sensibilizzazione contro la violenza domestica e di genere
La violenza contro le donne è una violazione dei diritti umani, una forma di discriminazione
comprendente tutti gli atti di violenza che provocano sofferenze di natura fisica, sessuale, psicologica,
economica e sociale che portano la donna a sentirsi sola e rassegnata, privata di libertà ed autonomia,
con la costante paura di ritorsioni per sé e i propri figli.
Accade spesso che la donna creda di essere colpevole e tema di non essere creduta ed è per
questo necessario creare una rete, la quale, oltre che dalle forze dell’ordine sia fatta di istituzioni, enti
locali, centri antiviolenza e associazioni di volontariato che si impegnino ogni giorno per sradicare, in
primo luogo dal punto di vista culturale, l’increscioso fenomeno.
Il primo consiglio che possiamo dare per fronteggiare la piaga della violenza di genere è quello
di non restare in silenzio, ed è rivolto non solo alle vittime ma anche a tutti coloro che sono a
conoscenza dell’esistenza di atti di violenza subiti da parenti, amiche e conoscenti.
È fondamentale segnalare subito casi del genere alle forze dell’ordine, in quanto si può
intervenire anche in assenza di un atto formale di denuncia o querela.
Il Questore, infatti, quale autorità di pubblica sicurezza, ha assunto nel tempo un ruolo
d’assoluto e centrale rilievo nel campo della prevenzione del crimine e, in particolare, nell’ambito delle
attività di contrasto della violenza di genere, un fenomeno molto diffuso, specie nell’insidiosa forma
delle violenze domestiche. L’articolo 8 della legge nr. 38 del 2009, introduce nell’ordinamento
l’istituto dell’ammonimento del Questore.
Si tratta di uno strumento giuridico, di natura amministrativa, di competenza esclusiva
dell’Autorità provinciale di pubblica sicurezza. Introdotto nell’ambito della disciplina del reato per atti
persecutori (c.d. stalking), successivamente, con la legge n. 119 del 2013, se n’è estesa l’applicazione
anche ai casi di violenza domestica. Infine, con la legge nr. 71 del 2017 l’ammonimento è stato reso
adottabile anche nell’ambito dei reati di cyberbullismo, in cui l’autore dei fatti è un minorenne. Si tratta
di un “rimprovero” fatto oralmente dal Questore all’autore dei comportamenti antigiuridici affinché
comprenda il disvalore delle proprie azioni. Non ha un termine di durata, se non per il minorenne autore
di cyberbullismo (in tal caso termina con il raggiungimento della maggiore età) e produce conseguenze
giuridiche solo in caso di inosservanza del provvedimento.
Nell’ambito dei reati di genere un ruolo fondamentale è svolto dall’ammonimento per violenza
domestica, disciplinato dall’art. 3 del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93 (convertito con modificazioni
dalla legge 15 ottobre 2013, n.119). Un aspetto assolutamente significativo di questa tipologia di
ammonimento – che lo distingue da quello per atti persecutori di cui all’articolo 8 del dl n. 11/2009,
del quale per il resto segue, in quanto compatibile, lo schema procedimentale – è che non è necessaria
una richiesta della vittima per attivare il procedimento: il questore procede d’ufficio sulla base di una
segnalazione, al cui autore, se si tratta di un privato, viene garantito dalla legge l’anonimato (tranne il
caso in cui la segnalazione stessa non sia dolosamente inattendibile).
Il Questore, con valutazione discrezionale, avvia il procedimento amministrativo, prestando
particolare attenzione ai possibili “sintomi” di un più ampio quadro di violenze domestiche: è
essenziale che il suo intervento preventivo anticipi la tutela delle vittime, sia interpretando i fatti che
seppur lievi, siano attuali e significativi, sia valorizzando le informazioni pregresse o quelle assunte
tramite gli ufficiali e agenti di pubblica sicurezza. L’obiettivo è valicare il muro dell’indifferenza e
superare eventuali omertà, anche quando ci si trovi dinanzi a violenze apparentemente silenti, per
scongiurare il rischio del loro degenerare in episodi più pericolosi per l’incolumità e la vita della
vittima.
L’ammonimento del questore si sostanzia in un’intimazione di carattere preventivo, dissuasivo
e cautelare. Il contenuto monitorio si traduce in vere e proprie prescrizioni comportamentali che, pur
limitandosi a sostanziare precetti astrattamente già previsti dalle norme vigenti, si attagliano, caso per
caso, al soggetto cui il provvedimento è destinato, indicandogli anche, in sintesi, le possibili
conseguenze di suoi comportamenti non conformi alla legge. Nel contempo, a fini di prevenzione
sociale, il questore deve avvisare il maltrattante circa l’esistenza di appositi centri di sostegno presso i
quali trovare aiuto psicologico per evitare di ricadere in condotte violente e antisociali.
Il Questore, adottato l’ammonimento, assume anche provvedimenti che limitino la detenzione
e il porto delle armi e delle munizioni; inoltre, informa del provvedimento il Prefetto affinché,
quest’ultimo, possa effettuare le opportune valutazioni in merito all’eventuale sospensione della
patente di guida.
In tutte le fasi del procedimento, oltre al diritto alla partecipazione difensiva del maltrattante,
sono assunte misure atte a salvaguardare, secondo i principi di cui all’articolo 18 della direttiva
2012/29/Ue, le vittime dal rischio di vittimizzazione secondaria, tutelandole da rischi di intimidazione,
ritorsioni, danni emotivi o psicologici derivanti da contatti inappropriati con il maltrattante o i suoi
sostenitori.
Tali delitti hanno visto negli anni un forte incremento, probabilmente dovuto ad una maggiore
presa di coscienza da parte dei soggetti deboli della necessità di porre fine a situazione di violenza che
si consumano in ambito domestico e all’interno della coppia.
La stragrande maggioranza delle vittime sono donne e minori, anche se non sono mancati i casi
di vittime di sesso maschile e anziani.
È un fenomeno che ha natura trasversale in quanto interessa tutte le categorie di soggetti
giovani, adulti e anziani appartenenti ai più svariati ceti sociali, talvolta si tratta di persone stimate e
insospettabili che si fanno forza di questo per intimorire ulteriormente la vittima che si convince che
non verrà mai creduta.
Per quanto concerne i numeri, nell’ambito della provincia di Oristano, si evidenzia un sensibile
aumento dei provvedimenti di ammonimento emessi dal Questore nel 2019, si è passati infatti dai 22
ammonimenti (di cui 17 emessi ex art. 3 per violenza domestica e 5 ex art. 8 per atti persecutori) del
2018 ai 26 (di cui 24 emessi ex art. 3 per violenza domestica e n. 2 ex art. 8 per atti persecutori) del
2019.
Codice Rosso
Come succede nel pronto soccorso per indicare le emergenze più gravi, anche la violenza sulle
donne ha ora una “corsia preferenziale” per combatterla, con indagini di fatto più veloci.
Presso la Squadra Mobile della Questura di Oristano è infatti attiva una sezione specializzata
che si occupa di reati contro la persona, i minori e reati sessuali; costituita da professionisti che si
occupano in via esclusiva e permanente dei delitti in questione, tra i quali anche donne.
Sono state introdotte inoltre pene più severe in casi di violenza sessuale, stalking e
maltrattamenti in famiglia; vengono introdotti i reati di revenge porn e ipotesi speciali di lesioni al viso
oltre allo stop ai matrimoni forzati. sono le principali novità previste dal disegno di legge che modifica
il codice di procedura penale sulla tutela delle vittime di violenza domestica e di genere, chiamato per
sintesi ‘Codice Rosso’.
Denunce e indagini: la polizia giudiziaria dovrà comunicare al magistrato, nel più breve tempo
possibile, le notizie di reato di maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale, atti persecutori e
lesioni aggravate avvenute in famiglia o tra conviventi, la vittima dovrà poi essere sentita dal
pubblico ministero entro 3 giorni dall’iscrizione della notizia di reato.
Violenza sessuale: le pene salgono a 6-12 anni rispetto ai 5/10, la violenza diventa aggravata in
caso di atti sessuali con minori di 14 anni a cui è stato promesso o dato denaro o qualsiasi altra
cosa utile.
Stalking: le pene salgono a 1/6 anni rispetto ai 6mesi/15 anni.
Maltrattamenti in famiglia: la reclusione passa dai 2-6 anni a 3-7 anni; la pena è aumentata fino
alla metà se il fatto avviene in presenza o ai danni di un minore, di una donna in gravidanza, di
un disabile oppure se l’aggressione è armata.
Sfregi: il codice penale si arricchisce di un articolo sui casi di aggressione a una persona, con
lesioni permanenti al viso fino a deformarne l’aspetto. Il responsabile è punito con la reclusione
da otto a quattordici anni. se lo sfregio provoca la morte della vittima, scatta l’ergastolo. e per i
condannati sarà più difficile ottenere benefici come il lavoro fuori dal carcere, i permessi premio
e le misure alternative.
Introduzione del reato di revenge porn: chiunque invii, consegni, ceda, pubblichi o diffonda foto
o video di organi sessuali o a contenuto sessualmente esplicito di una persona senza il suo
consenso, rischia da uno a sei anni di carcere e una multa da 5000 a 15.000 euro. la stessa pena
si applica a chi, avendo ricevuto o acquisito le immagini, le invia, consegna, cede, pubblica o
diffonde senza il consenso dell’interessato per danneggiarlo. la pena viene aumentata se l’autore
della vendetta è il coniuge (anche separato o divorziato), un ex o se i fatti sono avvenuti con
strumenti informatici.
Dall’entrata in vigore del codice rosso, ossia dal 9 agosto scorso (l. 69 del 19 luglio 2019), in
appena tre mesi sono stati trattati 16 casi, con 14 persone denunciate per maltrattamenti in famiglia e
atti persecutori all’autorità giudiziaria, la quale ha emesso 7 misure cautelari e di sicurezza a carico di
altrettante persone tutte di sesso maschile, 3 delle quali sono state recluse in carcere, 2 sottoposte a
libertà vigilata con obbligo di dimora in casa di cura, l’allontanamento dall’abitazione familiare e la
sottoposizione a divieto di avvicinamento alla vittima del reato.
Dall’inizio dell’anno i casi di violenza di genere trattati dalla Polizia di Stato sono stati 27, nel
complesso sono state denunciate 23 persone ed eseguite 13 misure cautelari e di sicurezza a carico
degli autori delle violenze, 12 dei quali di sesso maschile e solo 1 di sesso femminile.
Infine, dall’entrata in vigore della normativa inerente il codice rosso sono stati segnalati anche
2 casi di revenge porn, entrambi con vittime minori; 2 persone sono state denunciate all’autorità
giudiziaria e si è in attesa dei relativi provvedimenti che questa adotterà nei loro confronti.
Più della metà delle misure cautelari emesse è stata pertanto eseguita nei soli tre mesi
dall’entrata in vigore del codice rosso.
Protocollo E.V.A.
Quando la casa non è più il rifugio dove si è al sicuro e le mura domestiche diventano teatro di
maltrattamenti ed abusi, è fondamentale che il poliziotto, chiamato ad intervenire, agisca in modo
professionale ed efficace per tutelare la vittima, adottando, se previsto dalla legge, quei provvedimenti
capaci di interrompere la spirale di violenza. Questo oggi è possibile anche grazie al protocollo E.V.A.
(Esame Violenze Agite) della Polizia di Stato, una procedura che codifica le modalità di intervento nei
casi di liti in famiglia e consente di inserire nella banca dati delle forze di polizia (SDI) –
indipendentemente dalla proposizione di una denuncia o querela – una serie di informazioni utili a
ricostruire tutti gli episodi di violenza domestica che hanno coinvolto un nucleo familiare.
La Volante, prima di giungere sul posto, è così in grado di conoscere quanti altri interventi
dello stesso genere ci siano stati, se qualcuno detiene armi o ha precedenti di polizia. Queste
informazioni consentono agli operatori di possedere molti più elementi per gestire al meglio situazioni
fortemente conflittuali, nelle quali avranno cura di sentire separatamente la vittima ed il suo aggressore,
verificare se i bambini hanno assistito ai fatti ed adottare tutti i provvedimenti necessari. Notizie, dati,
dettagli vengono inseriti ed esaminati grazie alla compilazione di check-list che consentono di
ricostruire i fatti in modo completo ed accurato.
Altri strumenti essenziali di cui dispone la Polizia di Stato per contrastare i reati di genere sono:
l’arresto obbligatorio in flagranza per i reati di maltrattamento e atti persecutori e, se non ci sono i
presupposti per l’arresto, l’allontanamento d’urgenza1
(misura pre-cautelare immediata) in caso di
minacce e lesioni gravi (i cosiddetti ‘reati spia’). Il responsabile della violenza viene allontanato dalla
vittima e dai luoghi da lei frequentati (casa, posto di lavoro).
Per quanto concerne i numeri, nell’ambito della provincia di Oristano, gli interventi delle
volanti per i reati di maltrattamenti in famiglia, atti persecutori e minacce registrano una leggera
diminuzione con i 136 del 2019 (di cui 87 per maltrattamenti in famiglia e 49 per minacce – atti
persecutori) rispetto ai 138 (di cui 106 per maltrattamenti in famiglia e 32 per minacce – atti
persecutori) del 2018; tuttavia, preme sottolineare che sono dati parziali e, in proiezione, a fine 2019
probabilmente si registrerà un aumento rispetto all’anno passato.
Il numero delle Check-list compilate nel 2019 sono 21, ben 9 in più rispetto a quelle del 2018;
anche le denunce per i reati di maltrattamenti in famiglia, atti persecutori e minacce sono aumentati, si
è passati infatti dalle 21 (di cui 2 per maltrattamenti in famiglia, 1 per atti persecutori e 18 per minacce)
del 2018 alle 24 (di cui 4 per maltrattamenti in famiglia, 3 per atti persecutori e 17 per minacce) del
2019.
1 Gli ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria hanno facoltà di disporre, previa autorizzazione del pubblico ministero, scritta, oppure resa oralmente e
confermata per iscritto, o per via telematica, l’allontanamento urgente dalla casa familiare con il divieto di avvicinarsi ai luoghi abitualmente
frequentati dalla persona offesa, nei confronti di chi è colto in flagranza dei delitti di cui all’articolo 282-bis, comma 6, ove sussistano fondati motivi
per ritenere che le condotte criminose possano essere reiterate ponendo in grave ed attuale pericolo la vita o l’integrità fisica o psichica della persona
offesa.
La presenza costante della Polizia
L’estate scorsa, il protocollo EVA è stato potenziato con l’introduzione di una speciale
lista contenente i numeri di cellulare di vittime o ex vittime di stalking e violenza. Un sistema ancora
in fase di sperimentazione che scatta in situazioni gravi: grazie alla tecnologia, consente di inserire
un allarme in rapporto al numero telefonico di una persona che è già stata vittima di abusi e
maltrattamenti. Quando il numero inserito nella ‘lista speciale’ invia una chiamata alla Polizia, entra
in un canale di priorità assoluta.
I poliziotti che operano nell’ambito del protocollo antiviolenza continuano ad essere presenti
anche dopo la denuncia, nel periodo più delicato, quello del ‘lui lo sa e potrebbe incattivirsi ancora di
più’. Da una parte, esortano la vittima a chiamare in caso di ulteriori episodi di violenza, dall’altra,
informano l’autorità giudiziaria sulla maggiore esposizione della vittima. Comunicano alla vittima tutte
le informazioni utili per mettersi in contatto con i centri antiviolenza allo scopo di proteggersi il più
possibile.
Vengono catalogati anche i c.d. reati minimi (ingiurie, minacce, molestie), considerati a tutti
gli effetti precedenti per far scattare (in caso di ulteriori episodi) un arresto o allontanamento d’urgenza
da casa.
Il protocollo Eva si occupa sia di anticipare/limitare esplosioni di violenza, che del ‘dopo’ per
estendere e prolungare la tutela delle vittime. I penitenziari, infatti, segnalano le scarcerazioni dei
detenuti per violenza di genere: la vittima viene avvertita e, parallelamente, si attiva una rete di
vigilanza sul territorio (anche in mancanza di provvedimento della magistratura). In questa rete di
vigilanza rientrano anche casi non sfociati in arresto, considerati ad alto rischio.
