Radiazione per Luca Palamara

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Adesso è fuori dalla magistratura: da questo momento in poi Luca Malamara non potrà più vestire la toga.

Per l’ex pm, imputato a Perugia per corruzione, la Sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura ha stabilito – dopo due ore e mezza di camera di consiglio – la condanna alla massima sanzione prevista, in aderenza ed accoglimento alla richiesta della Procura generale della Cassazione.

Le contestazioni che gli sono valse la dura decisione del CMS sono quelle di aver commesso illeciti disciplinari “di elevatissima gravità”, per essere stato – secondo quanto detto in requisitoria dalla Procura generale della Cassazione – “regista e organizzatore della strategia sulle nomine” dei vertici delle più importanti procure italiane.

Luca Palamara era stato nominato nel 1997 Procuratore della Repubblica a Reggio Calabria, fino a giungere nel 2002 alla procura di Roma. Dopo esserne stato segretario generale nel 2007, divenne poi presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati dal 2008 fino al marzo 2012.

Nel 2014 divenne membro togato del Consiglio Superiore della magistratura, eletto nella corrente di centro Unicost (Unità per la Costituzione).

Nel 2019 subisce l’indagine e l’imputazione con causa tuttora pendente per corruzione, concernente compravendite di sentenze e per fuga di informazioni all’interno del CSM. Nel giugno 2020, l’ANM decide la sua espulsione dall’organismo associativo.

Fino all’epilogo di oggi, con la decisione da parte del Csm della sua rimozione dalla magistratura.

La sanzione giunta nel primissimo pomeriggio di oggi a carico di Luca Palamara è la più grave di quelle previste dall’art 5 del d.lgs. 109/2006 sulla disciplina degli illeciti disciplinari dei magistrati e delle relative sanzioni.

Congegnate sul criterio ‘tale crimen talis poena‘ che ricollega specifiche sanzioni alle diverse fattispecie di illeciti commessi, le sanzioni previste secondo una gravità crescente, sono l’ammonimento, la censura, la perdita dell’anzianità, l’incapacità temporanea a esercitare un incarico direttivo o semidirettivo; la sospensione dalle funzioni, (con allontanamento, sospensione dello stipendio e il collocamento fuori ruolo organico della magistratura) e infine – la più grave, appunto – la rimozione che determina la cessazione del rapporto di servizio e viene attuata mediante decreto del Presidente della Repubblica.

Appresa la decisione, il difensore avvocato Stefano Giaime Guizzi ha dichiarato di non ritenere che si sia trattato di un verdetto politico.

Da domani la difesa, che a favore dell’ex magistrato, aveva insistito per la l’assoluzione, ovvero in subordine per la condanna a solo due anni di sospensione in attesa della sentenza del processo di Perugia, vedrà il da farsi: le possibilità sono tra il ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo e l’impugnazione dinanzi alle Sezioni unite civili della Corte di Cassazione.

Alberto Porcu Zanda

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