Regione Sardegna: finanziati fino a dicembre i piani per i disabili gravi della legge 162

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Il Comitato 162 in una nota esprime soddisfazione e chiede che, per il 2020, sia garantita la continuità di tutti piani in corso:
“Ieri in Consiglio Regionale una bella pagina istituzionale: é stata approvata prima in commissione e poi in aula,una proposta della Giunta Regionale che integra di 27 milioni di euro i fondi della legge 162, del ritornare a casa e delle leggi di settore. Come ogni anno una ricognizione sulle economie dei comuni ha mostrato una necessità di integrazioni all’investimento sociale che si mantiene costante negli anni . Investimento dunque non spesa, perché il numero dei piani è stabile, mentre le economie dei Comuni che concorrono al fabbisogno totale, variano di anno in anno.
Ringraziamo in particolare l’assessore alla Sanità dott.Nieddu per aver accolto il nostro appello e l’Assessore al Bilancio On.Fasolino, per aver recuperato le fondamentali risorse necessarie.
Soddisfazione e plauso dunque del Comitato dei familiari per le persone con disabilità e loro famiglie: adesso che nessuno resti indietro!
I portavoce del Comitato dei familiari per la L.162/98 in Sardegna esprimono soddisfazione per lo stanziamento di tutte le risorse necessarie per portare avanti fino al 31 dicembre 2019 tutti i piani di sostegno per le persone con disabilità grave e gravissima (certificati ai sensi della legge 104/92) tutt’ora in corso (legge 162 e Ritornare a casa, oltre alle leggi di settore per diverse patologie). Questa importante manovra così tempestiva permetterà alle persone con disabilità grave è gravissima della Sardegna, e dei loro familiari, di continuare ad avere un sostegno valido per tutto l’anno, senza incertezze.
Apprezziamo già il fatto che l’assessorato abbia già liquidato tutti i fondi 2019 dunque i finanziamenti, tutti nominativi, persona per persona, sono nelle casse dei Comuni che poi devono rimborsare ai cittadini interessati le somme, previa presentazione dei giustificativi di spesa (ad esempio fatture per compensi di ore di assistenza, servizi educativi e/o attività di socializzazione e sportive). Ora grazie ai 27 milioni aggiuntivi tutti i piani potranno essere sostenuti fino alla fine dell’anno e in più si potrà fare una buona previsione per le prossime annualità sulla base di numeri effettivi dei progetti in corso e di quelli che si avvieranno per il prossimo 2020.
Per il 2020 chiediamo:
che sia garantita la continuità di tutti piani in corso, che nessuno resti indietro e che neanche 1 euro sia tolto ai progetti delle persone con disabilità.
Che per un corretto avvio il 1 gennaio 2020, cioè sia subito deliberato il procedimento per l’annualità 2020 e data la scadenza per le nuove domande (persone certificate con handicap grave riconosciuto entro il 2018 art.3 comma 3 L.104/92), con eventuale semplificazione dell’iter per tutti i piani in continuità (ovvero quelli già attivi) .
In conclusione, come Comitato dei familiari, promuoviamo e ribadiamo con forza la validità di questo “Modello Sardegna” che vede servizi non calati dall’alto, ma co-progettati e personalizzati, ritenendolo un’enorme conquista “istituzionale”, modello che è alla fine stato sostenuto istituzionalmente in maniera bipartisan in questi anni di applicazione. L’equilibrio sociale familiare e dei singoli che vivono la situazione di disabilità grave in Sardegna è particolarmente fragile: il Comitato delle famiglie continua a chiedere miglioramenti dei servizi alla persona, senza tornare indietro rispetto ai livelli raggiunti. Le famiglie sono provate e stanche, sono persone e famiglie che vivono la disabilità 24 ore su 24 con figli con autismo, con distrofie progressive, con menomazioni che riguardano la vista ed anche la comunicazione, gli aspetti motori e sensoriali contemporaneamente: la 162, il Ritornare a casa rappresenta un servizio essenziale vitale per loro e le loro famiglie, oltre a far risparmiare le casse pubbliche almeno 4 volte tanto rispetto ad ogni misura di ricovero di quelle stesse persone che, per la loro gravità, potrebbero essere assistite in struttura. Investimento dunque non spesa, che peraltro si mantiene stabile negli anni, perché il numero dei piani è stabile, mentre le economie dei Comuni che concorrono al fabbisogno totale, variano di anno in anno.”

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