Primo bilancio sul riso Oristanese – leggermente in calo le quantità

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La siccità ha devastato le risaie italiane con perdite stimate in oltre il 30% del raccolto in un momento in cui l’aumento record dei costi di produzione

provocato dalla guerra in Ucraina ha già tagliato di diecimila ettari le semine a livello nazionale. Ci sono aree fra le province di Novara, Vercelli e parte di quella di Pavia dove il rischio concreto è di perdere anche il 40% della produzione in seguito alla mancanza di acqua mentre nella provincia di Oristano, grazie soprattutto alla presenza degli invasi, la siccità non ha provocato grandi danni.

“Siamo a metà del raccolto – dichiara Gianni Ferrari dell’azienda risicola I FERRARI– e al momento registriamo un leggero calo nelle quantità di alcune varietà come il carnaroli, mentre registriamo un piccolo incremento su altre varietà come il venere. In alcune zone – prosegue Gianni Ferrari – gli attacchi di nottue ci hanno generato importanti problemi, compromettendo seriamente il raccolto”.

“Gli attacchi di nottue e il caldo eccesivo che ha accorciato il ciclo colturale – gli fa eco Francesco Pes dell’azienda risicola PES – hanno penalizzato la produzione sulla quale stiamo riscontrando un leggero calo da quantificare a fine campagna. A questo c’è da aggiungere l’aumento importante dei costi di produzione che ci ha messo in seria difficoltà e il fatto che siamo in allerta perché la situazione internazionale attuale ci preoccupa”.

Sul riso italiano infatti grava– evidenziano Giovanni Murru ed Emanuele Spanò, Presidente e Direttore di Coldiretti Oristano – la concorrenza sleale delle importazioni low cost dai paesi asiatici che vengono agevolate dall’Unione Europea nonostante non garantiscano gli stessi standard di sicurezza alimentare, ambientale e dei diritti dei lavoratori.

Per anni Myanmar e Cambogia hanno beneficiato dell’azzeramento dei dazi per esportare in Italia e in Europa nell’ambito del regime Eba (tutto tranne le armi). Il risultato è stato una vera e propria invasione di prodotto asiatico che ha messo in ginocchio i produttori nazionali.

A questo si aggiunge la ripresa dei negoziati tra Unione Europea e India – concludono i due dirigenti – per la definizione di un accordo di libero scambio che desta tanta preoccupazione perché se venissero accolte le richieste avanzate dall’India impatterebbero negativamente sia sui risicoltori che su tutti i consumatori, visto è considerato che parliamo di un paese che utilizza sul riso diversi agrofarmaci non consentiti nell’UE da diversi anni.”

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