

Viktor Orban e Matteo Salvini. La strana coppia si materializza a Milano, in Prefettura, dopo l’incontro a quattr’occhi. Amici lo sono da anni, i due. Alleati contro la deriva terzomondista che sta mettendo in crisi i confini dell’Europa lo sono diventati per forza di cose. Solo che Orban è tutt’ora iscritto al Partito popolare europeo: ovvero per quel partito che è l’artefice e il principale responsabile, insieme al Partito socialista europeo della possibile implosione dell’Unione. Ma siccome la pensano allo stesso modo, almeno così hanno dato a vedere, forse stavolta ha ragione Franco Frattini che, commentando il bilaterale milanese ha avvertito i suoi amici di Forza Italia di smetterla di criminalizzare Orban, perchè se si mette il leader ungherese sempre sotto tiro “c’è rischio che esca da Ppe”. Orban è stato come al solito diretto e preciso. Ha individuato nel francese Macron il “capo del partito pro-immigrazione” e si è detto certo che con le elezioni del prossimo 29 maggio l’unione europea potrà avere un nuovo assetto e ha ribadito che secondo lui “i migranti illegali devono essere riportati a casa loro”. Salvini non è stato a guardare ed ha attaccato anche lui il presidente francese (predica male e razzola malissimo), ha detto che si prodigherà perchè le Ong non facciano più il servizio taxi per i migranti ed ha attaccato duramente al sinistra nostrana indicandola come unica e vera responsabile dell’insostenibile situazione sul versante immigrazione nella nostra Penisola. Un incontro tra due leader che sembrano parlare lo stesso linguaggio. E che, nonostante la manifestazione terzomondista inscenata dalla sinistra residua a San Babila, non hanno alcuna remora a dire pane al pane e ipocrisia all’ipocrisia. Un buon viatico per le prossime elezioni europee.
