Sardegna, per il Crenos crescono turismo ed esportazioni

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Ieri è’stato presentato da Crenos (Centro economico di ricerca) il 25^ Rapporto dell’Economia in Sardegna che nel quadro macroeconomico evidenzia una debolezza strutturale della economia ma con positive prospettive per il futuro. Secondo i dati pubblicati, nel 2016 l’isola è fra le 65 regioni più povere dell’Unione Europea e in cinque anni, il PIL cala di quattro punti rispetto alla media europea e rimane l’unica, fra le regioni del Mezzogiorno, ad essere in recessione. Tuttavia, i consumi delle famiglie sarde, sempre nello stesso anno, registrano un tasso di crescita del 2.1 con un incremento delle risorse nei servizi (+2,7%) alimentari, prodotti per la persona e la casa e medicinali (+1%), beni durevoli (+7%) 

Passando al 2017, rimane immutato sostanzialmente il numero delle imprese attive (142.951) con le microimprese (64%) a recitare la parte da leone. Sopratutto italiane (46%), le realtà produttive agiscono prevalentemente nel comparto agricolo (34.000) mentre il comparto industriale (2.1 %) incide per il 16 % del valore aggiunto rispetto al 24% registrato su scala nazionale. I settori legati alle attività svolte prevalentemente in ambito pubblico e ai servizi non destinabili alla vendita sono responsabili di circa un terzo del valore aggiunto complessivo, mentre le imprese che producono beni e servizi destinati al mercato hanno un peso relativamente esiguo, denotando una scarsa capacità da parte del sistema produttivo isolano di creare valore. Le esportazioni del settore petrolifero aumentano di oltre 1 miliardo di euro (+30%) ma crescono anche le esportazioni di altri prodotti (+20%) ma si registra il calo del 2 % dell’industria lattiero-casearia.

Davanti a questi numeri, in Sardegna il tasso di attività rimane sostanzialmente invariato (-0,1% contro +0,6 del dato nazionale), così come quello di occupazione (+0,2% contro +1,2% del dato nazionale).  Il tasso di disoccupazione raggiunge il minimo storico dal 2013, pari al 17%, grazie ad una diminuzione dell’1,4% (-4,1% in Italia). Questi dati mostrano che il mercato del lavoro isolano si sta riprendendo con molta più lentezza rispetto agli altri territori.

I servizi, escludendo le attività legate al commercio e al turismo, nel 2017 hanno impiegato quasi il 55% dei lavoratori sardi e cresce anche la quota di occupati nel settore legato al commercio e al turismo (22,7%) e industria (+9,3%) mentre è in calo degli occupati ne settore agricolo continua a perdere occupati (‐10%).

Si registra una forte crescita delle attivazioni dei rapporti di lavoro: in Sardegna nel 2017 crescono dello 13,3% rispetto al 2016 e la variazione è positiva anche per il quinquennio analizzato (+0,6%). Esse, inoltre, presentano un saldo positivo a favore delle attivazioni pari a più di 8 mila rapporti di lavoro. Il trend è positivo anche per lo stesso dato nazionale anche se di dimensione lievemente inferiore (+11,7% attivazioni rispetto al 2016).

In generale vi è un miglioramento del saldo delle attivazioni rispetto alle cessazioni in tutto il territorio sardo, soprattutto per la fascia di età centrale (35-54 anni). Spiccano i contratti a tempo determinato (73,9%), crescono quelli a tempo indeterminato (che arrivano al 12,6%) e crescono del 6.1% i contratti di apprendistato.

La spesa sanitaria , nel 2016, è pari a 3,28 miliardi di euro (10% del PIL sardo) con una spesa pro-capite di mediamente 1.981 euro (+’1,6% rispetto al 2015) e raggiunge così il livello di spesa pro capite più elevato dell’ultimo decennio e superiore a quello del Centro-Nord (1.902 euro), del Mezzogiorno (1.769 euro) e quindi della media italiana (1.856 euro). Combinando la spesa sanitaria e l’erogazione dei Lea (Livelli Essenziali di Assistenza) in Sardegna la gestione risulta essere non efficiente nelle risorse e nelle  performance.

Per quanto riguarda i servizi pubblici locali di rilevanza economica, la Sardegna continua a crescere nella raccolta differenziata. Nel 2016, si arriva all 60,2% (267 chili per abitante, +9% in un anno), contro il 52,5% della media nazionale (261 chili, +13%). Permangono le difficoltà dell’Isola nel migliorare l’utilizzo dei mezzi di pubblici e del trasporto ferroviario, e nel superare il divario rispetto al Mezzogiorno e al resto del territorio nazionale. Non si registrano miglioramenti nell’indicatore di presa in carico dei bambini di età inferiore ai 3 anni nei servizi comunali per l’infanzia (10,7%, in linea con il Mezzogiorno) che secondo la strategia europea dovrebbe trasformarsi in 33% entro il 2020) ma si riducono i costi sostenuti dai comuni a fronte di un aumento della compartecipazione delle famiglie.

In termini di istruzione, nel 2016, appena il 20,3% ( dei sardi in età 30-34 anni ha conseguito un titolo di studio universitario o equivalente, un obiettivo ancora molto distante sia dall’obiettivo europeo del 40% sia dalla media europea del 2016 (39,1%). Il 9,9% dei sardi in età 25-64 anni partecipa ad attività di istruzione e formazione, risultando così i più attivi del Mezzogiorno e superando la media italiana (8,3%). Il tasso di abbandono scolastico diminuisce di ben 4,8 punti percentuali, passando dal 22,9% del 2015 al 18,1% del 2016. Tuttavia, la Sardegna è tra le pochissime regioni italiane ad avere un valore superiore all’obiettivo del 16% fissato per l’Italia. In calo anche la percentuale dei “giovani scoraggiati”, i NEET (Not in Education, Employment nor Training), in età 15-24 anni che passa dal 26,8% nel 2015 al 24,4% nel 2016.

E’ ancora bassa l’incidenza percentuale della spesa in attività di ricerca e sviluppo (R&S) sul PIL, il cui valore nel 2015 (0,83%), un dato sostanzialmente invariato rispetto all’anno precedente e nettamente al di sotto sia della media nazionale (1,34%) sia di quella europea (2,03%). Gli investimenti in ricerca e sviluppo in Sardegna si caratterizzano per un peso della componente privata eccessivamente basso (12%) rispetto sia alla media nazionale (61,3%) e a quella europea (65,4%). La Sardegna è anche tra le regioni italiane con il più basso tasso di innovazione delle imprese con almeno 10 addetti. Infatti, il rapporto tra il numero di imprese con attività innovative di prodotto/processo e le imprese totali nel 2014 (dato più recente) è pari al 24%, ben al di sotto della media nazionale (32%). Paradossalmente, sono positivi i numeri relativi alle startup innovative, triplicati nel periodo che va da fine dicembre 2013 (poco più di 50 unità) a fine dicembre 2017 (164 unità) e orientate principalmente alla produzione di software e alla consulenza informatica. A marzo 2008 rappresentano lo 0,44% del totale delle società di capitale attive

Per l’Istat, nel 2016 ci sono stati 2 milioni e 880mila arrivi (+10,3% rispetto all’anno precedente) e 13 milioni e 486mila presenze (+8,8%). Crescono i turisti italiani 7,7 (un numero di presenze nazionali superiore a quello di Sicilia, Calabria e Corsica) e cresce la componente estera cresce del 10,1% sopratutto da Germania, Francia, Svizzera e Regno Unito. Purtroppo, il 52 % delle presenze turistiche si concentra nei mesi di luglio e agosto, ma nei mesi “di spalla” (maggio, settembre, ottobre), c’è un numero superiore a quello nazionale. Nel 2016 aumentano le strutture ricettive (+3,0%), ma diminuiscono i posti letto (-1,1%), calo dovuto al settore alberghiero di livello medio-basso. Il 2016 è un anno positivo soprattutto per le strutture alberghiere di alta qualità, la cui capacità ricettiva aumenta notevolmente (+14,0%). L’indice di utilizzazione delle strutture delle strutture alberghiere arriva al 24,7% (+12,2%) raggiungendo il miglior risultato degli ultimi dieci anni. Quello delle strutture  extra-alberghiere si attesta al 9,9%. Benché si tratti di dati ancora inferiori alla media italiana e corsa, la Sardegna è in linea con le altre regioni competitor del Sud Italia e risulta in miglioramento negli ultimi anni.

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