

Sospetti sull’intelligence russa
Il dipartimento per l’energia e l’amministrazione per la sicurezza nucleare nazionale, che conserva i depositi di armi atomiche Usa, hanno prove che gli hacker hanno violato i loro network nell’ambito di una più vasta operazione di spionaggio che ha colpito almeno una mezza dozzina di agenzie federali. Secondo “Politico”, l’attività sospetta è stata individuata anche nei laboratori nazionali di Los Alamos e Sandia in New Mexico e a Washington.
Il governo Usa non ha ancora puntato il dito contro alcun attore particolare per l’hackeraggio ma gli esperti di cyber sicurezza sostengono che il blitz reca i segni dell’intelligence russa. Gli investigatori non hanno ancora accertato se i pirati informatici sono stati in grado di accedere e/o rubare dati.
Pochi giorni prima diverse agenzie federali americane erano state prese di mira da pirati informatici legati a un governo straniero. Anche in quel caso i principali sospetti erano ricaduti sulla Russia. Ad essere colpiti erano stati i dipartimenti del Tesoro e del Commercio, i cui sistemi di posta elettronica sono stati violati ottenendo libero accesso alle email.
L’attacco hacker è cominciato già a marzo, sotto l’amministrazione Trump, ma il presidente eletto Joe Biden ha avvertito che “farà una priorità di questa aggressione, imponendo costi sostanziali ai responsabili”. Mosca, dal canto suo, ha già negato ogni addebito.
Come riporta La Stampa, secondo l’azienda specializzata nelle difese cibernetiche FireEye, gli hacker hanno usato gli aggiornamenti dei prodotti di monitoraggio digitale inviati dalla compagnia SolarWinds ai suoi clienti, per penetrarne i sistemi. Ogni volta che uno li scaricava, apriva la porta al malaware Sunburst, che dopo un paio di settimane in sonno spiava e rubava le informazioni.
