
Domani 25 novembre, è la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza maschile contro le donne.
Chiedere la separazione, fuggire da un rapporto apparentemente normale è spesso la causa scatenante della furia violenta degli uomini. Il possesso, parola chiave per coloro che scambiano la moglie o la campagna per una proprietà. Vi sono donne che vivono camminando sulle uova per non violare norme di condotta loro imposte, pena l’essere aggredite.
Nonostante tutte le campagne contro la violenza, è lontana una società nella quale l’aggressione venga criticata senza attenuanti, troppo spesso la violenza subita comporta ancora la necessità di dimostrarsi vittime e non colpevoli.
Eures ha diffuso i dati 2019 su “Femminicidio e violenza di genere” in Italia.
A crescere sono soprattutto i delitti compiuti in ambito familiare. Sono cifre che fanno riflettere.
Nei primi dieci mesi di quest’anno sono stati 95 in Italia gli omicidi con vittime femminili, quasi uno ogni tre giorni: 80 commessi in ambito familiare/affettivo e 60 all’interno di una relazione di coppia. Nel 2018, le donne uccise erano state 142, una in più dell’anno precedente: in termini relativi l’anno scorso le vittime femminili hanno raggiunto il valore più alto mai censito in Italia, attestandosi sul 40,3%, a fronte del 35,6% dell’anno precedente.
Mentre i dati sulla criminalità in Italia sono incoraggianti e parlano di un Paese sempre più sicuro, il dato sui femminicidi è in crescita. In totale dal 2000 sono 3.230 le donne uccise in Italia, di cui 2.355 in ambito familiare e 1.564 per mano del coniuge/partner o ex partner.
Secondo il rapporto Eures a crescere nel 2018 sono soprattutto i femminicidi commessi in ambito familiare/affettivo (+6,3%, da 112 a 119) – dove si consuma l’85,1% degli eventi con vittime femminili – ma anche le vittime femminili della criminalità comune (17 nel 2018 rispetto alle 15 dell’anno precedente); diminuiscono invece gli omicidi maturati negli ambiti “di prossimità” (da 13 nel 2017 a 6 nel 2018 le donne uccise da conoscenti, in ambito lavorativo o di vicinato).
Anche nel 2018 la percentuale più alta dei femminicidi familiari è commessa all’interno della coppia, con 78 vittime pari al 65,6% del totale (+16,4% rispetto alle 67 del 2017): in 59 casi (pari al 75,6%) si è trattato di coppie “unite” (46 tra coniugi o conviventi) mentre 19 vittime (il 24,4% di quelle familiari) sono state uccise da un ex partner. Stabile o in flessione la presenza di altre figure: le madri uccise scendono da 18 a 14 e le sorelle da 5 a 3, mentre le figlie uccise passano da 12 a 13.
Ancora in aumento, nel 2018, anche il numero delle donne anziane vittime di femminicidio (48 le over 64, pari al 33,8% delle vittime totali, di cui 41 in ambito familiare), “confermando la fragilità di tale componente della popolazione – sottolineano gli autori del Rapporto – sempre più numerosa, spesso isolata e maggiormente esposta ai fattori sociali e materiali di rischio (disagio, malattia, disabilità)”.
Si attesta al 24,4% la percentuale delle donne straniere tra le vittime di femminicidio: 35 in valori assoluti di cui 29 in ambito familiare. Nel 28% dei casi “noti” sono stati riscontrati precedenti maltrattamenti a danno delle vittime (violenze fisiche, stalking, minacce), spesso noti a terze persone.
Caporedattrice